Consiglio aperto "sull'Asti ad Asti"nessuno si sposta dalle sue barricate
Cronaca

Consiglio aperto "sull'Asti ad Asti"
nessuno si sposta dalle sue barricate

Tutti fermi sulle proprie barricate anche al termine del consiglio comunale aperto sull'inserimento del Comune di Asti nella docg del famosissimo omonimo vino.Ieri sera, in un affollato salone del

Tutti fermi sulle proprie barricate anche al termine del consiglio comunale aperto sull'inserimento del Comune di Asti nella docg del famosissimo omonimo vino.
Ieri sera, in un affollato salone del consiglio comunale, si sono confrontati i vari attori che da decenni sono impegnati sul palco di questa anomalia che dall'esterno (e dall'estero) viene vissuta come una di quelle cose che possono capitare solo in Italia.
Confermate le prese di posizione dei consiglieri comunali Cotto e Pensabene che hanno promosso l'assemblea aperta. Hanno ribadito che la loro iniziativa è stata sollecitata dai viticoltori astigiani i quali vogliono poter coltivare Moscato senza intaccare fette di mercato nè togliere nulla a nessuno sottolineando che l'ingresso di Asti.
Un inserimento che farebbe bene anche agli attuali produttori, mettendoli al riparo dal rischio di un'interpretazione restrittiva della normativa nazionale del 2010 sulla tutela delle denominaizoni di origine e delle indicaizoni geografiche dei vini che recita "Le zone di produzione delle denominazioni possono comprendere, oltre al territorio indicato con la denominazione di origine medesima, anche territori adiacenti o vicini…." oltre al passaggio in cui si prevede che più doc e docg facciano riferimento allo stesso nome purchè le zone di produzione degli stessi comprendano il territorio definito con il nome geografico".
Nujmerosi i viticoltori astigiani iscritti a parlare, a partire da Enrico Rovero di San Marzanotto che ha confermato la nascita dell'Assocaizione Viticoltori astigiani per rivendicare l'inserimento del nome. Stessa osizione per Pier Carlo Beccaris, ex presidente di circoscrizione Variglie, dove ci sono alcune aziende di viticoltori  che rischiano di 2estinguersi". <La possibilità di poter coltivare Moscato -ha detto- potrebbe riportare molti giovani nelle vigne, garantendo loro un minimo di reddito e presidiando le colline e la loro salvaguardia>.
Claudio Brignolo, presidente della Cantina Asti Barbera è stato telegrafico: <I viticoltori astigiani non vogliono coltivare Moscato per diventare ricchi, ma per integrare il loro reddito e reinvestire in vigna>. Sulla stessa linea Carlo Sabbione, ex presidente della circoscrizione San Marzanotto che riconduce il Moscato ad un redidto integrativo, come è stata l'attività agrituristica che ha consentito la sopravvivenza di molte aziende.
A chiedere scelte più dinamiche e coraggiose al passo con i tempi è Luigi Bersano, di Portacomaro Stazione.
<Il baricentro della storia dell'Asti docg non è Asti e l'eventuale inserimento nel disciplinare non sposterà questa verità -ha detto Sergio Miravalle, giornalista di Astigiani- ma questo non significa che non possa diventare il 53.mo Comune produttore. E si smetta di confondere il "caso Zonin" con il "caso Asti nell'Asti".
E anche Casa Zonin si è iscritta a parlare, per voce del dottor Franco Zuffellato, capo delle relazioni esterne della grande azienda vinicola nazionale. Lo fa innanzitutto presentando l'azienda, Castello del Poggio, con la sua estensione, la sua capacità occupazionale (una sessantina di dipendenti a contratto dei quali metà sotto i 35 anni) e la sua attenzione alle uve autoctone di eccellenza delle quali si rispettano unicità e tipicità. Parlando ancora di passione della Zonin per la coltivazione, tanto che sempre in provincia di Asti, a Costigliole, la Castello del Poggio vinifica 7 ettari di Asti docg su colline che hanno fatto guadagnare all'azienda il riconoscimento di "viticoltorua eroica". <E allora -si chiede Zuffellato- perchè questo apartheid enologico ad Asti?>. Auspicando di arrivare ad una risoluzione senza dover presentare l'esposto in sede comunitaria come risposta alla sentenza del Consiglio di Stato che ha sancito l'esclusione di Asti.
A sostenere le ragioni del no ad Asti è intervenuto Giovanni Satragno, presidente della Produttori Moscato che ha ricordato come il Comune, quando era ora di entrare nel disciplinare, non ne ha voluto sapere e <a buona ragione -ha detto- perchè qui non c'era nè storia, nè Moscato, nè tradizione del Moscato. Noi un'apertura simbolica l'abbiamo fatta, proponendo di istituire la docg limitatamente al vigneto dell'Istituto Penna, ma, in alternativa, entrano in gioco degli interessi e anche forti>.
Satragno ha anche chiarito la disponibilità di arrivare fino al riconoscimento di un centinaio di ettari nel Comune di Asti pari all'1% della superficie vitata totale. <Il punto non riguarda il numero di ettari, ma il fatto che siano "blidati" ma come si fanno a mettere i picchetti? Perchè in una collina sì e in quella successiva no? Tutto questo avrebbe portato ad allargare la docg su tutto il territorio e non è accettabile. Volete la docg? Fate la trafila prevista e, al termine dell'iter, se esistono i requisiti, la otterrete>.
Niente scorciatoie, dunque, così come ribadito anche dal direttore della Coldiretti Cabiale e dal presidente dei Comuni del Moscato Giovanni Borriero.
Tranciante il giudizio dell'ex sindaco Galvagno: <Che Asti non sia dentro il disciplinare è una follia che trova fondamento nell'ottusità di interessi di alcuni produttori. Per quanto legittimi>.
La serata si è chiusa con la votazione di un ordine del giorno che impegna sindaco e giunta ad attivarsi per ottenere nel più breve tempo possibile l'insierimento di Asti nel disciplinare, a perseguire un accordo con l'Associaizone Produttori Moscati non escludendo però il ricorso ad ogni altro strumento utile al raggiungimento dell'obiettivo e a diventare socio della costituenda Associazione dei Viticoltori di Asti.

Daniela Peira
Comune a tutti la critica al Consorzio di Tutela dell'Asti per la sua assenza al consiglio comunale aperto.

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