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Cronaca

Consumo suolo: partita da Asti la legge dal basso per fermarlo

Legge di iniziativa popolare nata nell’Astigiano. Fra le norme previste quella del riuso sociale degli edifici abbandonati (pubblici e privati)

Consumo suolo e una legge di iniziativa poolare

Nel tempo che ci avete messo a leggere questa frase fino in fondo, sono stati cementificati, in qualche parte d’Italia, 12 metri quadrati.

E così via, al ritmo di 4 metri quadri al secondo ci stiamo “mangiando” il suolo che, già oggi, nel suo insieme non riesce più a soddisfare il fabbisogno alimentare di tutta la popolazione.

E’ partendo da questi dati elementari ma drammatici che il Forum Salviamo il Paesaggio ha portato a termine la lunga e complessa (ma molto partecipata) stesura di una proposta di legge popolare di tutela del suolo.

Un progetto astigiano

Un progetto partito da Asti, con Sandro Mortarino, fra i fondatori del Movimento Stop al Consumo del Territorio che, insieme all’altra astigiana Elena Berta è stato a capo del folto gruppo di lavoro tecnico-scientifico che ha elaborato la proposta di legge.

Architetti, docenti universitari, ricercatori, pedologi, geologi, agricoltori, agronomi, giuristi, avvocati, giornalisti, psicanalisti, esperti in materie paesaggistiche, divulgatori, biologi sono solo alcune delle figure che hanno lavorato ad un decalogo semplice e comprensibile a tutti per dare una vera svolta alla tutela del suolo italiano.

Una svolta ci si aspettava dalla politica ma che non è arrivata, spingendo la società civile ad elaborare e sintetizzare regole fondamentali per smettere di costruire e cementificare.

Improntato al riuso e alla rigenerazione urbana

La filosofia che ha guidato il lavoro del gruppo è stata quella del riuso e della rigenerazione urbana: prima di costruire qualcosa di nuovo, verificare che quel qualcosa non sia già esistente o non possa derivare dalla ristrutturazione di un edificio vetusto.

Con un ingresso massiccio di verde nelle città: si parla di diffusione di orti urbani, orti didattici, orti condivisi, giardini e boschi sociali che regalino ossigeno e prodotti della terra genuini anche ai residenti cittadini.

Uso sociale per gli edifici abbandonati

Importantissimo il capitolo che riguarda la funzione sociale della proprietà con una dettagliata definizione di “edificio abbandonato” (pubblico o privato che sia) e una cessione automatica, in caso di non utilizzo, al patrimonio pubblico comune.

Questo passaggio è preceduto da un censimento edilizio comunale di ogni singolo edificio, abbandonati e non.

Per le parti più rurali, un ruolo fondamentale viene affidato al mondo dell’agricoltura, con l’incentivo di insediamento di attività agricole in aree in cui sia presente un dissesto dovuto all’abbandono delle coltivazioni e delle manutenzioni del territorio.

Chi inquina paga

I Comuni saranno chiamati a far rispettare la salvaguardia ambientale in modo molto rigoroso secondo un assunto molto semplice: “chi inquina paga”, senza sconti e senza scaricabarili burocratici.

A controllare sull’applicazione di questa legge e sul monitoraggio di consumo del suolo viene chiamato l’Ispra (Istituto superiore di protezione e ricerca dell’ambiente) in collaborazione con le varie sedi Arpa di tutta Italia.

Dieci articoli pronti alle firme

Dieci articoli per una legge attesa da decenni e che arriva dal basso, dopo che lo scioglimento delle Camere ha sancito la fine ingloriosa del testo (già snaturato rispetto alle esigenze avanzate dai promotori) arenatosi al Senato. «Come Forum Salviamo il Paesaggio siamo pronti a raccogliere le firme dei cittadini per la presentazione di questa proposta di iniziativa popolare – commenta Sandro Mortarino – subito dopo averla portata all’attenzione della prossima ed imminente legislatura».

E intanto si continua a costruire

La notizia della definizione della legge di iniziativa popolare contro il consumo di suolo arriva negli stessi giorni in cui il Comune di Asti annuncia la realizzazione del nuovo plesso scolastico vicino all’ospedale nell’ambito del bando regionale per la costruzione di poli innovativi per l’infanzia.

«Pur essendo indubbiamente apprezzabile per gli scopi che intende perseguire, questo bando contiene una grave distorsione – è stato il commento di Sandro Mortarino – poiché non tiene conto, anzi disattende gravemente, tutti gli orientamenti della stessa Regione Piemonte sul contrasto al consumo di suolo e salvaguardia del territorio».

Il Coordinamento piemontese del Forum Salviamo il Paesaggio ha inviato formalmente alla Regione una richiesta di riformulare il bando, annullando il riferimento a nuove edificazioni e sostituendo questa voce con un più congruo invito all’invidivuazione di strutture e aree inutilizzate da sottoporre a riuso e recupero. Un invito che, almeno per Asti, evidentemente non è stato accolto.

Daniela Peira

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