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Controlli antiprostituzione della Polizia: auto e clienti controllati

Decine di uomini impiegati nei servizi ad Asti e in altri comuni limitrofi. Identificate prostitute e clienti. Una nigeriana espulsa

Decine di poliziotti impiegati

Per due giorni la Polizia di Asti ha eseguito un vasto servizio di contrasto alla prostituzione su strada.

Sono stati impiegate decine di poliziotti della Questura di Asti, della Polizia Ferroviaria e del Reparto Prevenzione crimine di Torino. Le aree controllate sono state quelle urbane e periferiche del capoluogo ma anche di comuni limitrofi che registrano da sempre una forte presenza di prostitute: Montegrosso, Isola, Agliano, Castello d’Annone.

45 persone identificate

Il bilancio è di 45 persone identificate (fra prostitute e clienti), 9 auto controllate e due multe ad altrettante ragazze straniere per la violazione delle ordinanze dei sindaci che vietano la prostituzione su strada.

Una ragazza nigeriana rimpatriata

Ad una terza cittadina nigeriana ventisettenne, priva di passaporto, è stato  notificato il decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Asti. Per la donna, rintracciata nella stazione ferroviaria di Castello di Annone in arrivo da Torino, è stato disposto l’accompagnamento al CPR di Roma in attesa del rimpatrio coatto.

Un Commento

  • Francostars ha detto:

    Affermo che, anche con le nuove disposizioni legislative, le Ordinanze Sindacali ed i Regolamenti di Polizia Urbana devono essere conformi ai principi generali dell’Ordinamento, secondo i quali la prostituzione su strada non può essere vietata in maniera vasta ed indeterminata. Di conseguenza, i relativi verbali di contravvenzione possono essere impugnati in un ricorso. In più per le medesime ragioni, i primi provvedimenti suddetti non possono essere emessi per problematiche permanenti ed i secondi non possono riguardare materie di sicurezza e/o ordine pubblico.
    P.S. I relativi soggetti possono essere sanzionati per evasione fiscale, anche per le tasse locali (art. 36 comma 34bis Legge 248/2006, come chiarificato dalla Cassazione con la Sentenza n. 10578/2011).

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