Enzo Bianchi è cittadino onorario nicese
Cronaca

Enzo Bianchi è cittadino onorario nicese

Un Enzo Bianchi partecipe, energico e particolarmente comunicativo ha ricevuto mercoledì mattina al Foro Boario nicese la cittadinanza onoraria. Platea gremita – e non solo di studenti – nonostante

Un Enzo Bianchi partecipe, energico e particolarmente comunicativo ha ricevuto mercoledì mattina al Foro Boario nicese la cittadinanza onoraria. Platea gremita – e non solo di studenti – nonostante fosse giornata lavorativa; la giornalista Enrica Cerrato a colloquiare con l'illustre ospite e il sindaco Flavio Pesce a introdurre la cerimonia, a partire da un'affinità di natura prettamente "scolastica": sia il primo cittadino che il priore di Bose sono stati studenti di Ragioneria al Pellati, e il primo ricorda il secondo spesso intento in fitte conversazioni, di natura filosofica o politica, con personalità nicesi del tempo.

«A Nizza ho frequentato le scuole medie e superiori, trascorrevo le giornate ma anche le serate, al Bar Cirio, a parlare di idee e riflessioni con amici come il compianto Tullio Mussa – ha raccontato Enzo Bianchi – Conservo il legame con questa terra, che sento più mia di tutte le altre in cui sono stato, dal Giappone all'Africa. La mentalità monferrina mi ha insegnato la "schiena dritta", come postura ma anche come comportamento, la convinzione in ciò che si fa e la perseveranza nell'andare fino in fondo».

Dopo la consegna del dono che fa da simboliche "chiavi", un'opera di Massimo Ricci che ritrae Bianchi in contesto nicese, l'ospite ha avuto modo di raccontare scorci del suo passato e presente: «Il monastero è nato nel biellese perché penso che nessuno sia profeta in patria, ma anche per pura casualità. Durante il viaggio trovammo il borgo semiabbandonato, mi proposi di affittare un edificio ma, non avendo soldi, la cosa mi fu concessa in cambio dell'espianto del vigneto confinante, sostituendolo con pini. E così feci».

Nessuna apparizione o visione mistica all'inizio del suo viaggio, come ha tenuto a precisare: «Avevo pensato alla vita monastica, ma mi fu suggerito di creare qualcosa di nuovo che tenesse conto della modernità. Per i primi 15 anni abbiamo vissuto senza elettricità: un noviziato umano, che ci ha resi più umani. A oggi siamo l'unica comunità che accoglie le donne in piena uguaglianza con gli uomini, non solo cattolici ma anche protestanti e ortodossi, e ben 7 nazionalità. Tutti noi ci guadagniamo da vivere lavorando, ogni anno accogliamo come ospiti migliaia di persone e da noi non ci sono serrature».

Ai giovani, ma anche ai coetanei, un'esortazione per il futuro: resistere e porsi sempre domande: «Negli ultimi 20 anni c'è stato un imbarbarimento profondo, ma vedo in tanti giovani desiderio di legalità, comunità, equità e giustizia. Anche noi settantenni dobbiamo pensare al futuro, e farlo per amore dei giovani, perché è tramite le generazioni che tutti apparteniamo all'umanità».

Fulvio Gatti

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