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Cronaca
Associazione

Facebook salvavita delle donne maghrebine vittime di violenza domestica

L’associazione con sede a Cunico riceve la maggior parte delle denunce tramite account anonimi di donne maltrattate

I social, si sa, sono spesso accusati di amplificare comportamenti e convinzioni sbagliate ma in qualche caso possono trasformarsi in strumenti “salvavita”.
Lo hanno capito bene Touria Bouksidi e le altre volontarie dell’associazione Donne e bambini in difficoltà che hanno saputo sfruttare queste nuove forme di comunicazione per aiutare le donne vittime di violenza domestica.
Touria, lei stessa con un passato di violenza oggi serenamente superata grazie all’aiuto di volontari e all’amore di una nuova famiglia di Cunico, si rivolge prevalentemente alle donne maghrebine, con le quali condivide cultura, lingua, tradizioni e di cui conosce bene le dinamiche famigliari.
«Quasi tutte le donne magrebine che si rivolgono a noi hanno un profilo FB di cui il marito non sa nulla – spiega Touria – Utilizzano profili dei figli (sempre dalle parti delle madri) oppure i loro ma con nick name senza alcun riferimento alla loro vera identità.

Touria Bouksidi

Da quando abbiamo aperto una pagina dell’associazione su Facebook, è stato un vero boom di richieste di aiuto. Attraverso Messenger, le donne ci contattano e ci raccontano le loro storie di segregazione in casa.

La prima cosa che chiediamo è il loro vero nome e il loro numero di cellulare e poi diamo i consigli a seconda della gravità della situazione. Grazie ai social entriamo nelle case delle donne maltrattate senza il permesso del marito».
Senza soldi, senza lavoro, senza una casa loro, senza la padronanza della lingua italiana, le donne maghrebine vittime di violenza vogliono denunciare i mariti, ma tutte sono terrorizzate dalla paura di perdere i figli.
«E’ la prima cosa che ci chiedono, se denunciando potranno continuare a tenere i bimbi – spiega Touria – perchè troppe volte hanno visto le famiglie separate e distrutte».
A quel punto entra in gioco l’Associazione che si interfaccia in prima battuta con i carabinieri della stazione di Montiglio, competente per il comune di Cunico in cui ha sede l’associazione i quali, a loro volta, indirizzano i colleghi di tutta Italia nelle famiglie in cui è denunciata la violenza.

E poi, la stessa associazione, prende contatti con i vari Centri Antiviolenza affinchè prendano in carico le vittime e i loro figli per dare loro un futuro sereno.
Fra gli ultimi casi trattati, quella di una ragazza marocchina che aveva sposato un connazionale che viveva già in Italia con la madre; una volta sposata, marito e suocera la segregarono in casa, trattata come un animale.

Il padre di lei, dal Marocco, non aveva più sue notizie e si rivolse all’associazione che avvertì i carabinieri che liberarono la ragazza. La stessa associazione è quella che ha fatto partire l’indagine sulla scomparsa, a Settimo Torinese, di una donna marocchina, Samira, della quale non si sa più nulla da quasi vent’anni. Una vicenda che ricorda tristemente quella più recente della giovane Saman.

L’associazione è su FB e le sue volontarie rispondono al numero 340/3488345.

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