Gioco: 123 milioni in 6 mesiL'industria più florida di Asti
Cronaca

Gioco: 123 milioni in 6 mesi
L'industria più florida di Asti

Nonostante qualche rallentamento, l’industria del gioco resta di gran lunga la prima dell’Astigiano. Milleduecento euro la spesa pro capite con un boom del giocato rispetto al PIL che cresce di

Nonostante qualche rallentamento, l’industria del gioco resta di gran lunga la prima dell’Astigiano. Milleduecento euro la spesa pro capite con un boom del giocato rispetto al PIL che cresce di oltre un terzo rispetto a due anni fa e corre il gioco on line, dove le donne sono ormai oltre la metà delle giocatrici.

Se verranno confermate le stime, fornite dall’agenzia specializzata Agipronews, a fine anno, in piena crisi, ogni astigiano avrà speso milleduecento euro in giochi, 123 milioni complessivi da gennaio a giugno. Giusto per dare l’idea di quanto sia grande la cifra basta pensare che la spesa media per il pane è di circa trecento euro e quella per la carne arriva a malapena a cinquecento euro l’anno.

Ovvio che le grandi famiglie della malavita e dell’estorsione abbiano messo gli occhi sul mercato del gioco. Ma è andando a vedere come e quanto incida il gioco sul prodotto interno lordo che arriva la vera sorpresa. Con un 5,44% del PIL la crescita rispetto a due anni fa arriva quasi al 34%. Una corsa folle che vede Asti prima in Piemonte ed è dovuta alla crescita del giocato in rapporto all’impoverimento della provincia. «Se si pensa – dice Roberto Zanola professore di Microeconomia al Piemonte Orientale – che il contributo del settore culturale all’economia astigiana è del cinque per cento è come dire che tutto l’indotto culturale viene sprecato nel gioco». Che, anche ad Asti, spesso finisce in mani sporche. «Sia che si tratti di operatori internazionali che vantano diritto di operare in Italia o di punti completamente gestiti dalla criminalità organizzata, prosegue Agipronews, il rapporto punto legale-illegale, è uno a uno, grazie anche a una politica “mirata” degli operatori non autorizzati, che aprono i loro punti non lontano dalla rete legale, per attirare gli stessi utenti».

Una rivalità che agli occhi degli scommettitori può rappresentare una semplice differenza di quote ma che allo Stato costa parecchio. Mentre sempre più donne si affacciano al mondo del gioco on line. «In questi mesi – fanno sapere, come in uno spot, da NetBetPoker – si è avuta una crescita esponenziale delle donne iscritte nelle poker room. Due donne su tre sono attratte dal poker online, sono giovani, con uno stile di gioco aggressivo e per questo riescono a vincere più degli uomini». Numeri che fanno pensare e dovrebbero spingere ad agire. Cosa non facile visto che il comune di Rivoli che per primo aveva provato a regolamentare le fasce orarie delle slot si è visto tirare le orecchie dal Tar Piemonte.

«Il sindaco non ha potere – si resta allibiti leggendo l’ordinanza pubblicata in Gazzetta Ufficiale – sul funzionamento orario di apparecchi che offrono “gioco lecito e non certo gioco d’azzardo”». L’ultima parola sarà della Corte costituzionale cui è stata rinviata la materia. Ma intanto i sindaci aderenti al "Manifesto dei Sindaci contro l’azzardo" stanno lavorando a una proposta di legge popolare, ispirata al modello elvetico, che prevede due casinò per regione, sale gioco ogni cinquemila abitanti e basta slot nei bar. Nessun sindaco astigiano risulta però aver ancora aderito al manifesto. Segnale evidente che stiano giocando su un altro fronte.

Lodovico Pavese

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