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I clienti? C'è chi vende per pagare
le bollette e chi per paura dei furti

Conseguentemente al diffondersi e al prolungarsi della crisi, il “metallo giallo” diventa sempre più un bene di rifugio. Come accade per quei commercianti, in difficoltà a mandare avanti

Conseguentemente al diffondersi e al prolungarsi della crisi, il “metallo giallo” diventa sempre più un bene di rifugio. Come accade per quei commercianti, in difficoltà a mandare avanti l’attività, che vendono l’oro di famiglia per pagare le tasse. E’ quanto riferisce Raffaele Arpaia, titolare del negozio Gruppo Monte Oro, in corso Savona 63, ad Asti. L’esercizio fa parte di una rete di filiali, specializzate nella valutazione e compravendita di oggetti in oro e altri metalli preziosi, presenti in diverse regioni d’Italia e con sede centrale a Bra. Rispetto alle altre attività di “compro oro”, però, il gruppo si caratterizza in particolare per la vendita, da parte della sede centrale, di lingotti come forma di investimento.

«Nello specifico – annota Arpaia – la clientela locale abbraccia le fasce di età dai 30 anni in su. E’ costituita al 50% da persone intenzionate, per difficoltà economiche, a vendere il proprio oro, che va acquistato in base alle quotazioni in Borsa. La loro affluenza è in graduale aumento e vede in prima fila operai, commercianti e pensionati, sia uomini sia donne. Gli oggetti in questione sono di solito quelli ricevuti in regalo, specie da parenti, in svariate occasioni, come il braccialetto della nonna, e tenuti magari da anni in un cassetto. La parte restante della clientela, invece, è gente benestante, che preferisce liberarsi di oggetti preziosi ormai inutilizzati o ricevuti in eredità, ma non di proprio gusto, preferendo avere in cambio denaro contante. Talvolta, poi – aggiunge – tra i motivi che inducono a monetizzare il proprio oro c’è anche la paura di tenerlo in casa, perché potrebbe essere oggetto di furto, e l’impossibilità, nello stesso tempo, di pagare una cassetta di sicurezza in banca».

Sono diverse, infatti, le categorie di persone che si rivolgono ai negozi di “compro oro”. «La clientela varia molto – spiega il titolare di un negozio che vuole rimanere anonimo – sia per età sia per fascia sociale, e a volte proviene anche da fuori città. Ma contrariamente a ciò che si pensa, chi si rivolge a me non è solo spinto dalla necessità di monetizzare per far fronte a difficoltà economiche contingenti».

Si va effettivamente da chi deve vendere l’oro di famiglia per pagare le bollette al ragazzino che porta i gioielli ricevuti in occasione della Prima comunione e della Cresima per avere i soldi con cui comprarsi il telefono cellulare nuovo; dalla persona benestante che si vuole disfare di oro che non interessa più a chi è stanco di temere furti in casa e dover pagare la cassetta di sicurezza in banca in cui riporre i preziosi, senza contare la scomodità di andarli a ritirare quando occorre indossarli. E ancora, le ragazze che si vogliono disfare dei regali degli ex fidanzati.

«A chi si reca nel mio negozio, quindi – continua – propongo un prezzo di acquisto che varia a seconda della quotazione dell’oro in quel momento (quindi è meglio diffidare da chi propone lo stesso prezzo per lunghi periodi) e della caratura (ultimamente la fascia di prezzo in base a questi due parametri varia dai 12 ai 38 euro al grammo). Senza contare che il prezzo tiene conto del fatto che devo pagare l’Iva sulla transazione con la fonderia cui spedisco ciò che compro. Molti clienti, quando si sentono dire il prezzo, obiettano che l’hanno pagato di più al momento dell’acquisto  in gioielleria. Ma la questione è complicata, perché è difficile stabilire il prezzo della lavorazione dell’oggetto. Comunque, siccome nel mio caso io ho solo la licenza del “compro oro”, e quindi destino ciò che acquisto in fonderia, consegno al cliente eventuali pietre preziose contenute nell’oggetto».

Certo, questo è un settore in cui si possono correre dei rischi. «Alcune volte sono stato ingannato – dichiara – e ho acquistato per oro ciò che tale non era. Ma fortunatamente è successo poche volte. Ciò che mi interessa, comunque, è svolgere il mio lavoro nel modo più corretto e trasparente possibile».

m.z., e.f.

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