Da 26 giorni aspetta in obitoriodi essere finalmente sepolto
Cronaca

Da 26 giorni aspetta in obitorio
di essere finalmente sepolto

Il caso di Giuseppe O, 64 anni, malato psichico improvvisamente deceduto il 2 luglio. Non ha parenti, né eredi e pur lasciando 65 mila euro in banca ha rischiato un funerale di povertà perché nessuno ha diritto ad accedere al suo conto corrente. Alla fine, grazie ad una colletta, sarà sepolto a Monale. Un clamoroso buco nella legge

Oltre 26 giorni in una cella frigorifera dell’ospedale Massaia in attesa di poter trovare degna sepoltura evitando un funerale di povertà, perché povero non era. E’ l’assurda vicenda che vede protagonista Giuseppe O., 64 anni, originario del Torinese ma da oltre 13 anni residente a Monale ospite della comunità “Insieme al margine”. La vita di Giuseppe non è stata facile fin dalla nascita: abbandonato dai genitori, inserito in un orfanotrofio e quindi ricoverato nell’ex manicomio di Collegno (TO), Giuseppe era uscito dalla struttura dopo l’emanazione della legge Basaglia che ha dato ai malati psichici la possibilità di essere accolti in comunità.

Giuseppe negli ultimi 13 anni ha trovato un posto sicuro a Monale, seguito dalla cooperativa sociale Il Margine. Una piccola pensione di accompagnamento ha fatto sì che non gli mancasse nulla e, nel corso del tempo, l’uomo è riuscito a mettere da parte su due conti correnti a lui intestati circa 65 mila euro. Il 2 luglio, dopo un’improvvisa emorragia celebrale che l’ha colpito pochi giorni prima, Giuseppe è morto all’ospedale di Asti. Un decesso inaspettato per chi lo seguiva nella comunità di Monale e che, da un momento all’altro, si è trovato a fare i conti con la burocrazia italiana e con un clamoroso buco nella legge. Giuseppe, infatti, non ha mai conosciuto i suoi parenti prossimi (ammesso che esistano) e non ha lasciato né eredi né un testamento valido. Impossibile per i responsabili della cooperativa accedere al suo conto corrente al fine di pagargli il funerale e, non essendo mai stato nominato un tutore legale, toccare quei soldi non è stato possibile."Abbiamo provato a chiedere alla banca dove Giuseppe aveva il conto se avessero potuto pagare le spese del funerale direttamente alle onoranze funebri ma, anche in questo caso, la risposta è stata negativa – spiega Raffaella Baino, referente della cooperativa Il Margine – L’alternativa sarebbe stato un funerale di povertà, chiedendolo l’aiuto del Comune di Asti, ma non ci sembrava corretto nei confronti dell’uomo che, in realtà, i soldi per pagarsi il funerale li aveva”.

Il problema non è di facile soluzione e il tempo inizia a passare inesorabilmente. Il corpo di Giuseppe viene messo in una cella frigorifera in attesa che si sblocchi la situazione. L’unica strada, per quanto assurda, è quella di fare una colletta per racimolare abbastanza soldi da pagare le esequie. Raffaella Baino e l’assistente sociale che ha seguito il caso di Giuseppe si mettono d’accordo e iniziano a chiedere un contributo nella loro rete di contatti. In particolare da Carmagnola (dove Giuseppe aveva trascorso una parte della vita) l’appello viene raccolto e, attraverso una colletta tra le associazioni e la locale Asl, si riescono a mettere insieme i 1.800 euro necessari a pagare le esequie. “Alla fine siamo riusciti ad evitare il funerale di povertà – spiega Baino – e lunedì lo seppelliremo nel cimitero di Monale, dopo la celebrazione della messa e dopo averlo ricordato con alcune testimonianze. Come associazione metteremo circa 600 euro per pagare il resto dei costi, compresa la lapide. Mai più credevo che mi potesse capitare un caso simile”.

I soldi di Giuseppe andranno allo Stato che erediterà al posto dei famigliari; proprio quello Stato che si è preso cura di lui durante tutta la sua vita ma che, al momento della morte, ha dimostrato tutti i limiti di un sistema burocratico eccessivo. Queste persone, senza tutori e senza parenti, quando vengono a mancare improvvisamente, come nel caso di Giuseppe, non dovrebbero iniziare delle odissee tra le carte da bollo sperando che qualche buon samaritano ci metta la classica pezza. Forse sarebbe il caso di prevedere che le banche, dove hanno depositato i loro risparmi, siano in grado di pagare le spese funerarie direttamente a chi se ne occupa, lasciando ogni ulteriore lungaggine burocratica ad esequie avvenute.

Del caso di Giuseppe ne ha parlato anche il consigliere Mariangela Cotto (Noi per Asti) durante l’ultima seduta del consiglio. “Una situazione che dovrebbe far riflettere tutti – ha detto – perché Asti non può lasciare un cittadino per 26 giorni in una cella frigorifera dell’ospedale”. Dura lex, sed lex, è vero; ma il Legislatore serve anche a cambiare una legge quando dimostra di essere clamorosamente sbagliata e quella che ha impedito a Giuseppe di pagarsi i funerali è più che sbagliata, è incivile.

Riccardo Santagati

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