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Cronaca

Interrogatorio a Quarto per Marenco
dopo l'estradizione dalla Svizzera

Si terrà venerdì mattina l’interrogatorio nel carcere di Asti dove, da giovedì pomeriggio, è rinchiuso Marco Marenco, l’imprenditore astigiano accusato di essere l’artefice del più grande

Si terrà venerdì mattina l’interrogatorio nel carcere di Asti dove, da giovedì pomeriggio, è rinchiuso Marco Marenco, l’imprenditore astigiano accusato di essere l’artefice del più grande crack finanziario italiano dopo il caso Parmalat. Era solo di lunedì la notizia della sua estradizione concessa dalla Svizzera su richiesta del sostituto procuratore Luciano Tarditi che, insieme alla Guardia di Finanza, lavora da molto tempo alle operazioni compiute da Marenco il cui nome è legato alla storia azienda produttrice di cappelli Borsalino. Fin dalla notifica dell’estradizione autorizzata dall’Ufficio Federale di Giustizia svizzero, la Procura di Asti si è attivata per organizzare la “consegna” dell’imprenditori. Consegna che è avvenuta oggi al posto di frontiera di Como/Ponte Chiasso dove Marenco è passato dai gendarmi svizzeri ai militari della Guardia di Finanza di Asti e dei funzionari del Nucleo antifrode della Direzione interregionale delle Dogane per la Liguria, il Piemonte e la Valle d’Aosta.

Poi via verso Asti, per la precisione per il carcere di Quarto dove venerdì mattina il pm Tarditi lo incontrerà per formulargli una lunga serie di contestazioni. L’ordine di arresto risale all’aprile scorso e, una volta trasmesso dalla Procura italiana all’autorità giudiziaria Svizzera, era stato eseguito dopo che gli investigatori avevano localizzato il territorio in cui Marenco trascorreva la sua latitanza. Al centro della corposa ordinanza di misura cautelare vi sono le numerose società facenti capo al gruppo Marenco operanti soprattutto nel settore del gas ma più in generale di approvvigionamento di energia finanche alle dighe alpine e a giacimenti di idrocarburi in Asia. Queste società, secondo le indagini, negli ultimi anni avrebbero cominciato a perdere fino ad un conto finale di crack che si attesta sui 3 miliardi e mezzo di euro.

Quello che viene contestato a Marenco e ad altri 18 imputati è il reato di bancarotta fraudolenta per il fallimento di una parte ingente di società riconducibili a lui; fallimenti che sarebbero derivati anche da distrazioni patrimoniali per un ammontare complessivo di oltre 600 milioni di euro oltre ai reati fiscali per evasione che si aggira sui 300 milioni di euro. Sempre secondo quanto trapelato dall’inchiesta, il denaro “distratto” da Marenco sarebbe finito su alcuni conti off shore di una holding con sede nel paradiso fiscale dell’Isola di Man. Numerosi i sequestri preventivi per tutelare l’Erario e i creditori delle società di Marengo: a dicembre dell’anno scorso vennero sequestrate quote relative a società operanti in Italia per un valore complessivo di oltre 77 milioni di euro mentre a luglio di quest’anno, sempre nel prosieguo delle indagini, sono stati individuati altri beni per circa 2 milioni tra i quali le quota di un’altra società, denaro su conti correnti e un hotel di pregio situato nel centro di Asti.

Daniela Peira

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