La testimonianza degli amici in viaggio:"Non si dimenticano le urla di quella notte"
Cronaca

La testimonianza degli amici in viaggio:
"Non si dimenticano le urla di quella notte"

A rivedere la Costa Concordia affondata davanti all’Isola del Giglio ci sarebbe anche andato, se lunedì non dovesse affrontare una visita medica: «Il fatto è che dal marzo dello scorso anno –

A rivedere la Costa Concordia affondata davanti all’Isola del Giglio ci sarebbe anche andato, se lunedì non dovesse affrontare una visita medica: «Il fatto è che dal marzo dello scorso anno – spiega Vincenzo Franco, che con la moglie ed altri amici di San Damiano era sulla nave al momento del naufragio –  ho cominciato ad avere problemi di salute che non avevo mai avuto e sono pronto a scommettere che dipendano dalla brutta avventura che abbiamo vissuto».  Il gruppo di sandamianesi era composto da Vincenzo Franco e dalla moglie Silvana Casetta, da Marco Franco e Pavarino Lucia, da Giulio Franco con la moglie Marisa. Si trovavano a cena quando avvenne l’impatto: col passare dei mesi ognuno ha vissuto i ricordi in modo diverso.

«Io mi sveglio di notte e mi sembra di essere ancora là – racconta Vincenzo – in mezzo a quattromila persone prese dal panico. Se qualcuno fosse caduto sarebbe stato calpestato senza riguardo, tanto era grande la paura. Io cerco di dimenticare, ma in questi giorni che se ne parla di più, il ricordo è fortissimo».  Avete almeno avuto qualche risarcimento? «Sino ad oggi ci hanno rimborsato solo il prezzo del biglietto e nient’altro: siamo andati ad Asti ed abbiamo firmato un accordo con cui accettiamo il risarcimento che ci daranno, ma non sappiamo quando. In cabina avevamo tutte le cose più belle, che sono ancora là, perché il nostro alloggio non è invaso dall’acqua». Cosa ne pensate del comandante Schettino? «Non si possono lasciare 4000 persone nel panico per due ore, senza far nulla». Come sta sua moglie? »Anche per gli altri è stato come per noi: se non ci pensi si va avanti, altrimenti c’è sempre quel momento davanti agli occhi».

Renato Romagnoli

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