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L’astigiano Luigi Florio nel pool di difensori dei vitalizi per i parlamentari

«E' vero, sono privilegiati, ma lo sono anche i baby pensionati e gli impiegati dei partiti che hanno ricevuto la pensione senza versare alcun contributo»

Ex sindaco ed ex europarlamentare

C’era anche un avvocato astigiano, Luigi Florio, ex sindaco di Asti ed ex europarlamentare, nel collegio di difesa alla maxi udienza che si è tenuta nei giorni scorsi a Roma sulla sorte dei vitalizi, ovvero le pensioni dei deputati italiani che hanno cessato il loro mandato prima del 2012. Anno in cui i vitalizi vennero aboliti a favore di pensioni su base contributiva. L’anno scorso, fra i primi atti del nuovo Parlamento, vi fu una delibera di drastica riduzione dei vitalizi contro la quale circa un migliaio di ex deputati hanno presentato ricorso.

Avvocato Florio, è consapevole del fatto che si tratta di una difesa molto impopolare, visto che gran parte dell’opinione pubblica ritiene i vitalizi solo degli anacronistici privilegi?
Gli avvocati difendono le persone e i loro diritti là dove sussistono. In questo caso si difende il diritto di un migliaio di persone, ex deputati e loro vedove o vedovi, quasi tutti molto avanti negli anni, che si vedono ridotto in modo inaccettabile, cioè in percentuali che vanno dal 35 all’80% l’assegno mensile su cui fino ad oggi hanno fatto affidamento per vivere.
Vero, ma questo non toglie che si tratti di privilegi, visto che l’assegno non corrisponde ad una rispondente contribuzione.
Se le interessa la mia opinione, le rispondo che in parte sicuramente si tratta di privilegi ma è così in tutto il mondo. E in Italia ciò è avvenuto non solo per i membri del Parlamento. Basti pensare ai milioni di baby pensionati o ai 40 mila impiegati di tutti i partiti cui negli Anni Settanta è stata regalata la pensione senza che avessero versato nulla. Tanto per fare due esempi fra i tanti.
Lei e i suoi colleghi difensori che argomenti avete portato a sostegno del ricorso contro l’abolizione dei vitalizi?
La violazione dei principi costituzionali di uguaglianza tra i cittadini e di legittimo affidamento. A nessun’altra categoria, anche a quelle cosiddette privilegiate quanto a trattamento pensionistico è stato imposto un sacrificio così rilevante ovvero di rinunciare, non temporaneamente ma per sempre a circa la metà (in media) del proprio trattamento di quiescenza. Inoltre sono trattamenti molto risalenti nel tempo, mai messi prima in discussione, sulla base dei quali i destinatari hanno organizzato le proprie vite.
Di questo ricorso, però, non si occupa il giudice ordinario, ma il Consiglio di Giurisdizione della Camera dei Deputati.
Sì, in osservanza alle norme interne di Camera e Senato che prevedono che solo i due rami del Parlamento possano decidere su impugnazioni di atti amministrativi da essi assunti nei confronti dei propri membri o del proprio personale. Ma abbiamo chiesto che sia un tribunale ordinario a procedere.
Perché?
Perché gli ex deputati e tanto più le loro vedove o vedovi non possono essere considerati ancora membri del Parlamento.
Quando è prevista la sentenza?
Pensiamo entro settembre. Con possibilità, sia alla difesa che all’Avvocatura della Camera di proporre appello, sempre davanti ad un organismo interno alla Camera dei Deputati. Ma non escludiamo di investire della vicenda anche la Cassazione, la Corte Costituzionale o persino la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.

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