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L'istituto agrario "Penna" presenta la macchina anti flavescenza dorata

L'istituto agrario "Penna" presenta la macchina anti flavescenza dorata

Giovedì, docenti e studenti dell’Istituto Agrario “G. Penna” presenteranno ufficialmente le nuove attrezzature utilizzabili per le prove di cura delle viti colpite da flavescenza dorata e legno

Giovedì, docenti e studenti dell’Istituto Agrario “G. Penna” presenteranno ufficialmente le nuove attrezzature utilizzabili per le prove di cura delle viti colpite da flavescenza dorata e legno nero. La dimostrazione verrà effettuata alla ditta “Generala” di Agliano Terme, di proprietà della Bersano Vigneti. Dopo mesi di prove e test di miglioramento svolti in gran segreto, saranno ora mostrati i primi risultati ottenuti con una macchina che è decisamente rivoluzionaria, di facile impiego, assolutamente ecologica (perché funziona con pannelli solari) ed in grado di collegarsi perfettamente agli impianti fotovoltaici eventualmente presenti nelle aziende.

La flavescenza dorata è una grave causa di distruzione dei vigneti e sino ad oggi non si sono trovati rimedi efficaci, nonostante le sperimentazioni effettuate in vivaio con la tecnica della termoterapia, effettuata scaldando a determinate temperature sia le marze che i portainnesti, al fine di eliminare le eventuali presenze della malattia nel fitoplasma. Contro la flavescenza sono state tentate molte strade, ma la soluzione trovata oggi da docenti e studenti del “Penna” introduce prospettive del tutto nuove. Infatti, il progetto “AgrifreeCO2”, prende spunto dai risultati raggiunti in campo vivaistico (con l’utile supporto dei ricercatori del Servizio fitopatologico “Osservatorio malattie delle piante” della Regione Piemonte, del Cnr di viticoltura e dell’Università di agraria di Torino) e prova ad affrontare la problematica utilizzando nuovi approcci e tecnologie.

Il progetto del “Penna”, che dura da anni, si è concentrato sull’uso di sistemi fisici differenti attraverso l’impiego di attrezzature molto diverse, sia per tecnologia che per efficacia, orientandosi sull’irraggiamento termico diretto, ottenuto grazie a pannelli flessibili riscaldati con fibra di carbonio e isolati con idonei tessuti naturali (che garantiscano un’uniforme temperatura accompagnata da una dispersione limitata dell’energia termica) da applicare alle singole piante di vite in campo.

La cosa curiosa è stata l’idea iniziale, fornita da alcuni studenti dell’Istituto Agrario di Asti appassionati di gare motociclistiche e automobilistiche, i quali hanno voluto utilizzare le tecniche di riscaldamento della gomma usate per i pneumatici da gara. Il progetto non usa né radiazioni chimiche, né onde pericolose per l’uomo o per l’ambiente, rendendo quindi possibili le certificazioni per le produzioni biologiche.

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