Michele resta in carcere ma non premeditò l’omicidio
Cronaca

Michele resta in carcere ma non premeditò l’omicidio

Si sono presi tutto il tempo consentito dal codice di procedura penale i tre giudici torinesi del Tribunale della Libertà alla quale gli avvocati di Michele Buoninconti si sono rivolti per chiedere

Si sono presi tutto il tempo consentito dal codice di procedura penale i tre giudici torinesi del Tribunale della Libertà alla quale gli avvocati di Michele Buoninconti si sono rivolti per chiedere l'annullamento dell'ordinanza di carcerazione per l'omicidio della moglie e l'occultamento di cadavere.

Cinque giorni dopo l'udienza di una settimana fa e poi la decisione: Michele deve rimanere in carcere, però, per i giudici torinesi, non sussiste la premeditazione dell'omicidio. Premeditazione che invece era stata fortemente sostenuta dalla Procura e dagli inquirenti che hanno indagato sulla morte di Elena Ceste e che era stata ribadita dal Gip che aveva firmato la carcerazione. Non essendo ancora state depositate le motivazioni, è prematuro fare considerazioni su questa decisione che però va ad alleggerire la posizione di Buoninconti, mettendolo al riparo, se verrà confermata anche nella richiesta di rinvio a giudizio, dal rischio ergastolo.

Nella corposa ordinanza, la premeditazione derivava dal fatto che la Procura fosse convinta di come l'uomo avesse lavorato all'eliminazione della moglie addirittura da mesi. In particolare dall'ottobre 2013, alla scoperta dei contatti avuti dalla donna con vecchi amici di gioventù. Un momento di grande crisi dal quale Elena sembrava essere uscita, ma non Michele che avrebbe covato fino a gennaio il suo rancore. Due poi gli episodi più ravvicinati al giorno della scomparsa della donna che, secondo l'accusa avrebbe scatenato la furia di Michele: quattro giorni prima la telefonata ricevuta da un uomo di Costigliole sul cellulare di Elena in quel momento in uso al marito.

E poi, dopo una notte di litigate, quel 24 gennaio Michele, andando a portare i figli a scuola, avrebbe incrociato una Golf grigio chiara convinto che fosse quello dello stesso uomo della telefonata di quattro giorni prima diretto a casa sua per andare a trovare la moglie. L'ultimo tassello di una decisione già maturata da tempo: l'eliminazione della moglie mai perdonata per quelle amicizie fuori dal matrimonio. Un lungo percorso non condiviso dal Tribunale della Libertà.

Daniela Peira

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