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Cronaca
Tribunale

Minacciò di pubblicare foto intime della ex: condannato ad 1 anno e mezzo di reclusione

La ragazza voleva chiudere quella storia a causa della possessività di lui che, per non farsi lasciare, usò come arma quella delle foto

E’ finito con una condanna il processo che si è svolto in tribunale ad Asti a carico di un ragazzo residente a Brusasco, P. B. accusato di stalking nei confronti di una ex fidanzata che fa la comessa in una grande catena di negozi alimentari conosciuta su Facebook.

All’inizio la relazione è stata quella di due innamorati, poi, ha raccontato la donna in aula, tutto è cambiato e si è ritrovato accanto un fidanzato possessivo, assillante, che pretendeva totale dedizione e voleva avere il controllo sulla vita di lei. Da quel momento è cominciato un allontanamento che lui però non ha affatto accettato.

«Da quel momento è iniziato il mio incubo – ha raccontato la donna in aula, assistita dall’avvocato Gianluca Bona – Io gli avevo imprudentemente, su sua insistente richiesta, mandato delle mie foto in atteggiamenti intimi e l’ultima volta che abbiamo avuto rapporti lui, nonostante io non volessi, si è fatto un selfie con me in cui comparivo nuda. Quelle foto sono diventate armi nelle sue mani».
Il ragazzo ha iniziato a ricattarla dicendole che se lo avesse tenuto lontano dalla sua vita o lo avesse bloccato sia su whatsapp che su Messenger, lui, che nel frattempo aveva stretto amicizia, sempre via social, con parenti, amici e colleghi della vittima di stalking, avrebbe inviato le foto a tutti. E ogni volta gliele rimandava giusto perché lei si ricordasse che lui le possedeva ancora.

Sentito in aula, il ragazzo, difeso dall’avvocato Florio, ha detto che non aveva mai avuto intenzione di spaventarla o minacciarla, che lei sapeva benissimo che lui era un bravo ragazzo e non avrebbe mai mandato in giro quelle foto. Il difensore ha fortemente sostenuto che il reato contestato non era stato consumato perchè per configurare la fattispecie dello stalking, la legge prevede l’insorgere di un perdurante e  grave stato d’ansia nella vittima con fondato timore per la propria incolumità. «In questa vicenda – aveva detto l’avvocato nella sua arringa – la donna non ha portato nè testimonianze nè certificati medici di questo stato di ansia, nè ha mai perduto un giorno di lavoro e neppure ha cambiato abitudini di vita».

Ma non è bastato per evitare la condanna ad 1 anno e mezzo di reclusione con sospensione della pena subordinata alla sua partecipazione a percorsi di recupero per stalker.

Il giudice Bertelli ha anche disposto un risarcimento di mille euro nei confronti della ragazza costituitasi parte civile anche se lei ha sempre negato di voler denaro ma chiedeva solo la cessazione delle minacce della pubblicazione delle sue foto intime.

Già annunciato il ricorso in appello da parte della difesa.

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