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Cronaca
Castiglione Tinella

Morte Gorancho, la moglie: «Ho visto sangue ovunque e un “buco” nella testa di mio marito»

Il drammatico racconto della donna davanti alla Corte d’Assise chiamata a giudicare due fratelli accusati di omicidio e un gruppo di connazionali a processo per la rissa che precedette di poco il pestaggio mortale

Da molto tempo al Tribunale di Asti non tornava a riunirsi una Corte d’Assise con i giudici popolari seduti accanto ai togati, in questo caso il presidente Dovesi e il giudice Dematteis.
Venerdì scorso è decollato il nuovo processo a carico dei fratelli Adrian e Valentin Betea per la morte di Gorancho Georgiev.
Tutta l’attenzione è stata concentrata su due testimonianze molto sofferte: quella della moglie di Gorancho, Miranka e quella della figlia Sandra.
E’ stata Miranka, sposata con Gorancho dal 1998 e in Italia dal 2007, rimasta sola con quattro figli, a raccontare davanti ai giudici, per la seconda volta in pochi anni, cosa accadde quel pomeriggio di Pasquetta del 2016.
«Appena arrivati i rapporti con i Betea erano stati buoni, poi sono peggiorati perchè mancavano di rispetto a me e a mia figlia e per le discussioni continue per l’uso del cortile, perchè parcheggiavano sempre davanti al nostro garage e perchè facevano sempre feste con musica alta, non si poteva mai stare in pace – ha raccontato in aula – Quel giorno venne da noi un amico di famiglia per ritirare una lavatrice che non ci serviva più. Dal balcone, mentre fumava, sentii che litigava con i Betea di sotto. Quando mio marito, l’amico e gli altri che erano venuti per portare via la lavatrice sono scesi per caricarla, ho sentito urla e rumori e ho visto che mio marito stava distruggendo il gazebo dei Betea e questi lo minacciavano di morte. Era intorno alle 17 perchè allora sono stati chiamati per la prima volta i carabinieri».
Domati gli animi, la donna è andata a prendere la figlia più grande da un’amica lasciando a casa marito e gli altri figli ma a metà strada l’ha chiamata il figlio di 12 anni per dirle “Mamma, hanno ammazzato papà”. «Quando sono tornata di corsa con mia figlia e la sua amica, mio marito era per terra, nel garage, con sangue dappertutto e un buco nella testa da cui usciva altro sangue – ha raccontato – muoveva le braccia ma non riusciva a dire nulla. Abbiamo chiamato l’ambulanza ma visto che stava così male ho pensato di portarlo direttamente io in ospedale. Ho fatto manovra, ho aperto il bagagliaio dell’auto, ho messo una coperta e con grande sforzo, insieme a mia figlia e alla sua amica, lo abbiamo caricato. Tutti gli altri ci filmavano ma nessuno ci ha dato una mano». La donna è partita e quando ha incrociato per strda l’ambulanza ha consegnato il marito che, da quel momento e fino alla morte avvenuta nel gennaio del 2020 è stato in coma senza riprendere mai conoscenza». Un racconto drammatico in cui ha spiegato alla difesa dei Betea, sostenuta dagli avvocati Deborah Abate Zaro e Roberto Saraniti perchè quando è uscita di casa è andata in direzione contraria a quella in cui si trovava sua figlia salvo poi ripassare un minuto e mezzo dopo davanti alle telecamere in direzione giusta. Lei ha spiegato di essere andata a fare un prelievo bancomat.

Una storia travagliata quella che riguarda questo caso, perchè i fratelli una prima condanna già l’avevano ricevuta, ma “solo” per tentato omicidio.
All’epoca, infatti, Gorancho era ancora vivo, seppure in condizioni di coma irrevesibile.
Mentre i fratelli attendevano la sentenza d’Appello, nel gennaio del 2020 Gorancho è deceduto nella struttura per lungodegenti a Marene in cui era ricoverato da quattro anni. Questo ha cambiato tutto perchè ha fatto tornare il processo ad Asti, questa volta con l’accusa di omicidio. Ma solo per due dei tre fratelli inizialmente indagati, perchè il terzo, essendo assolto ad Asti, non può più essere incolpato per gli stessi fatti, anche se l’esito è stata la morte. I due fratelli Betea, oggi a piede libero, erano presenti in aula.

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