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Omicidio Bacco e la storia di un alibi che non arriva

Attese alcune dichiarazioni che avrebbero alleggerito la posizione di un imputato, ma in aula non sono state confermate. A settembre il processo riprende con il confronto fra i consulenti

Speranze deluse

Si aspettava un alibi consegnato su un piatto d’argento, ma le speranze sono andate vane. Parliamo di Domenico Guastalegname, uno dei cinque imputati dell’omicidio di Manuel Bacco sul quale ha indagato la dottoressa Laura Deodato che martedì mattina ha chiamato a testimoniare uno zio e un amico cui era molto legato.
Tutto nasce da alcune dichiarazioni di Domenico che, per giustificare la sua presenza (intercettata attraverso la posizione del suo cellulare) la sera della rapina finita nel sangue (19 dicembre 2015) in corso Alba nei pressi della tabaccheria di Bacco, aveva ammesso di trovarsi lì ma non per partecipare al colpo bensì per vedere se davvero gli altri l’avrebbero fatta. Lui sapeva che c’era in animo questa rapina e, per sola curiosità, ha riferito, è andato sul posto accompagnato dal suo migliore amico.
Migliore amico che sarebbe stato convocato per tre volte dallo zio di Domenico: una volta in Calabria, una seconda volta nello studio del suo avvocato astigiano e una terza volta sempre ad Asti.

Colloqui registrati

Del primo incontro vi è anche una registrazione, fornita dallo zio di Guastalegname agli avvocati difensori Caranzano e Malabaila.
Ma l’amico, in aula mercoledì scorso, pur confermando i tre incontri con lo zio di Domenico, non ha confermato la sua presenza in corso Alba la sera della rapina come “accompagnatore” dello stesso Domenico che era curioso di vedere se gli altri il colpo l’avrebbero fatto oppure no.
Quello che ha ribadito è stata la sua assoluta e totale fiducia nell’estraneità di Domenico riferendo di aver pianto quando ha saputo del suo arresto perché convinto che lui non c’entri nulla.
Senza però fornire elementi processualmente concreti a sostegno di questa sua convinzione.

Dialetto da tradurre

Rimane ora da scoprire il contenuto e il tenore del primo incontro con lo zio di Domenico, quello registrato in Calabria e in via di trascrizione visto che è avvenuto in dialetto strettissimo.
Altri testimoni hanno invece riguardato la difesa di Fabio Fernicola, sostenuta dall’avvocato Patrizia Gambino che ha portato alcune persone per dimostrare che il suo assistito non era un frequentatore né della tabaccheria, né di quel quartiere, che non aveva la disponibilità di parcheggio nel suo condominio e quindi non aveva potuto “nascondere” l’auto usata per la rapina e ancora che il fatto di essere stato “posizionato” nei pressi di Annone, paese dei Guastalegname, era solo perché lui frequentava abitualmente degli amici nel vicino paese di Rocchetta Tanaro.

A settembre i consulenti

Il processo, che si sta celebrando a porte chiuse per via della scelta del rito abbreviato davanti al Gup Belli, riprenderà il 16 settembre con il primo confronto dei consulenti; sarà la volta degli esperti antropometrici mentre il 30 settembre la parola andrà agli esperti in Dna e celle telefoniche.

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