Arrestati i due sospetti dell'omicidio Di Gianni
Cronaca
Isola d’Asti

Omicidio Di Gianni: dopo la condanna in Appello arrivano gli ordini di carcerazione per i due cugini

Sono stati notificati ieri ai due condannati a 18 anni: uno è già in carcere per la vicenda Barbarossa, l’altro era a piede libero

Sono stati notificati ieri i due ordini di carcerazione a carico di Ferdinando Catarisano e Ivan Commisso, i due cugini condannati in primo e secondo grado per l’omicidio di Luigi Di Gianni ad Isola nel gennaio del 2013.

L’ordine è stato firmato, su richiesta del procuratore generale, dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino che la scorsa settimana ha confermato la condanna già inflitta in primo grado dal giudice Giannone scontandola solo di 1 anno, portando ad una pena finale di 18 anni.

Per quanto riguarda Catarisano, difeso dall’avvocato Mirate, l’ordine di carcerazione lo ha raggiunto al penitenziario di Opera, dove si trova già detenuto per la vicenda Barbarossa.

Non confermate le informazioni sul cugino Commisso che, secondo alcune fonti accreditate, sarebbe stato arrestato in Calabria dove si trovava di ritorno dalla Svizzera, Stato in cui risiede abitualmente.

Dunque torna il carcere per i due cugini, in attesa del ricorso in Corte di Cassazione già annunciato dai loro avvocati. Il processo per il quale sono stati condannati era già nato “travagliato” sul fronte delle carcerazioni.

Infatti vi era stata una lunga battaglia giudiziaria in seguito alle richieste di custodia cautelare in carcere chieste dalla Procura al termine delle indagini effettuate dai carabinieri.

Si dovette arrivare fino alla Cassazione per avere la conferma della fondatezza dei motivi che avevano portato alla richiesta di custodia in carcere e nell’aprile del 2016, mentre già era in corso il processo in rito abbreviato ad Asti, i due cugini si costituirono e si presentarono spontaneamente all’arresto.

Un periodo di carcerazione, quello, che fu breve: a giugno dello stesso anno vennero rimessi in libertà  in seguito alla deposizione di un perito incaricato dal giudice che presentò  una traduzione delle intercettazioni in dialetto calabrese stretto difforme da quella fatta in sede di indagini dagli agenti di polizia giudiziaria. Da quella prima traduzione era nata la convinzione del pm della colpevolezza dei due cugini e per questo motivo aveva chiesto la loro carcerazione.

Il perito invece  non sentì affatto nello scambio di battute “incriminate” riferimenti alla loro responsabilità nella morte di Di Gianni, dando spiegazioni di tutt’altro genere legate anche alla contestualizzazione delle frasi.
Ma venne poi dato un secondo incarico ad un altro perito che invece arrivò a conclusioni diverse che portarono poi alla condanna dei due imputati.

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