Omicidio Fassi, il super testimoneche annotò la targa dell’assassino
Cronaca

Omicidio Fassi, il super testimone
che annotò la targa dell’assassino

Onore alla moderna tecnologia che è stata importante nella risoluzione del caso dell'omicidio di Maria Luisa Fassi, ma grande merito va anche all'intuito di un uomo che per tutta la vita ha

Onore alla moderna tecnologia che è stata importante nella risoluzione del caso dell'omicidio di Maria Luisa Fassi, ma grande merito va anche all'intuito di un uomo che per tutta la vita ha allenato l'occhio alla caccia di malintenzionati. Si tratta del carabiniere in congedo che quel maledetto sabato, dopo essere entrato per primo nella tabaccheria alla sua apertura, come spesso accadeva, ha notato la presenza di un uomo seduto su una Renault Megane grigia parcheggiata subito fuori dal negozio. Ha annotato mentalmente marca e modello dell'auto e anche i connotati del suo conducente poi, quando è tornato alla casa di riposo Città di Asti, ha segnato il numero di targa su un foglietto perchè il suo istinto gli diceva che quell'auto lì non aveva ragione di starci.

E' lui, il carabiniere in pensione che passa le sue giornate a fare volontariato alla Casa di riposo andando a fare piccole commissioni agli anziani ospiti come l'acquisto dei giornali, il super testimone che per primo ha dato indicazioni utili ai carabinieri e al sostituto procuratore Tarditi per risalire all'autore dell'efferato delitto. L'unico suo errore è stato invertire due numeri della targa, ma il suo contributo è stato fondamentale per coprire ricordi ed immagini dove non arrivavano le telecamere in strada. L'indagine è partita da lui, che, appena saputa la notizia dell'omicidio, ha raccontato di quell'uomo fermo là davanti, mentre lui entrava ed usciva dalla tabaccheria come primo cliente. A dare un nome e un volto a quell'uomo, Pasqualino Folletto, 46 anni, sono state le indagini basate soprattutto sulla lettura incrociata dei frame delle telecamere vicine alla tabaccheria.

Folletto è uscito di casa poco dopo le 7,05 e ha raggiunto il negozio di corso Volta dove era andato già altre volte a comprare e sapeva che non era dotata di telecamere di sorveglianza. Ha parcheggiato l'auto regolarmente vicino al marciapiede e ha aspettato un po', visto dal carabiere in congedo. Subito prima dell'arrivo di Maria Luisa, si è spostato con l'auto il cui passaggio è stato immortalato dalla telecamera interna della vicina pizzeria, attraverso la vetrina e la serranda; ha fatto inversione poco più avanti, ripreso dalla telecamera di un distributore di benzina ed è tornato indietro tornando a posteggiare l'auto sempre davanti alla tabaccheria ma, questa volta, in senso contrario di marcia, in modo da avere la portiera lato guida più vicina. Non entra subito, ma si attarda qualche secondo fuori dalla porta, così come ripreso dall'altra telecamera della pizzeria, quella esterna, che lo vede per qualche secondo mentre, con le mani in tasca, si sistema il grosso coltello da cucina che userà per uccidere la donna.

Poi entra, ma non è solo dentro, vi è la seconda cliente della giornata che si accorge di lui, ma lo vede solo di schiena, mentre finge di guardare dei biglietti augurali. Uscita lei, si avvicina alla tabaccaia ed estrae il coltello: Maria Luisa urla e lui perde la testa. «Non so cosa mi sia scattato, quando ha urlato ho cominciato a colpirla e non mi sono più fermato» dirà in lacrime ai carabinieri durante la confessione. In un lago di sangue e con la donna agonizzante, va al registratore e porta via la busta con gli 800 euro di fondo cassa. Sale subito in auto, non visto da nessuno, si dirige verso corso Casale e al fondo getta via il coltellaccio da cucina che si era portato da casa. (La ricerca dell'arma prosegue ormai da quattro giorni, nei pressi della rotonda per Caniglie, senza alcun risultato). Poi torna in zona industriale, alla ditta di autotrasporti Pregno dove lavora e vive con la moglie, una figlioletta di 11 anni affetta da una grave malattia degenerativa rara e una coppia di gemelli di otto anni.

Si sveste, brucia i vestiti usati e imbrattati di sangue, lava meticolosamente l'auto e fa sparire i tappetini anteriori. Poi va tranquillamente al lavoro e, nel pomeriggio, userà una parte di quegli 800 euro per fare la spesa al Borgo insieme alla famiglia. (Anche se un amico dei figli della vittima, prima dell'arresto di Folletto, ha riferito ai carabinieri di aver notato aggirarsi una persona sospetta nei corridoi dell'ospedale nelle ore drammatiche in cui i chirurghi hanno tentato di salvare la vita a Maria Luisa. L'identikit è piuttosto corrispondente a Folletto che, però, ha negato decisamente di essersi recato in ospedale e la Procura non ha trovato telecamere utili a confermare o smentire). Fa passare tre settimane in cui si comporta normalmente, senza lasciar trapelare l'atrocità che ha commesso. Poi, venerdì scorso, i carabinieri lo convocano in caserma come potenziale testimone.

Nel frattempo gli inquirenti hanno passato al setaccio tutti i proprietari delle venti Renault Megane grigie residenti ad Asti e circoscrivono i sospetti su di lui. Alle prime domande da testimone lui nega di essere stato lì quella mattina ma basta sottoporgli i frame che riprendono la sua auto davanti alla tabaccheria per far crollare l'uomo che, in lacrime, confessa. Ieri mattina si è tenuto l'interrogatorio di garanzia in carcere del gip Morando di fronte al pm Tarditi e agli avvocati difensori Merlino e Romagnolo; un'udienza durata mezz'ora in cui lui ha confermato la sua confessione ammettendo anche il suo amore per i videopoker e per i Gratta & Vinci. Ha espresso la volontà di contattare la famiglia Fassi per far sapere di essersi reso conto della sofferenza e del dolore generati ma, per ora, questo pensiero è stato affidato solo a poche righe che i suoi difensori hanno ritenuto opportuno inviare ai parenti di Maria Luisa. Rimane da trovare il coltello, per dare completezza all'indagine, e rimane da fare l'analisi sull'interno della Megane alla ricerca di tracce di sangue di Maria Luisa.

Daniela Peira

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