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Operazione Drug Queen: anche la figlia di 11 anni usata per consegnare le dosi

Nomi degli arrestati e nuovi dettagli sulla maxi operazione dei carabinieri contro lo spaccio che aveva le sue "centrali" nella casa occupata di corso Volta

Non è un caso il nome in codice scelto per l’operazione portata a termine dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile del Comando di Asti: Drug Queen che indica in modo eloquente le “regine della droga”.

Questo perchè, caso piuttosto raro per la città di Asti, l’indagine che ha portato a 21 arresti, è partita proprio da un gruppo di quattro donne (fra italiane e marocchine, salite poi a sei nel prosieguo dell’indagine) che gestivano uno dei canali principali di spaccio di cocaina nel centro cittadino.
Le centrali dello spaccio, dove venivano preparate le dosi e consegnate in larga parte erano i palazzi occupati di corso Volta e poi via Malta, quartiere Praia e corso Casale. Ma numerose sono state anche le cessioni registrate in centro città, fra piazza Italia e piazza Alfieri.

Operaio e spacciatore  part time

Tutti gli arrestati vivevano esclusivamente della loro attività di spaccio, hanno avuto modo di verificare i carabinieri del nucleo Radiomobile al comando del tenente Roberto Iandiorio. Tutti tranne uno. Si tratta di un operaio albanese, regolarmente assunto che “arrotondava” lo stipendio spacciando prima e dopo il suo turno in fabbrica.

Clientela di ogni genere

Fra i primi dettagli emersi, vi è il tipo di clienti che gravitavano intorno a questi due canali di spaccio che ha riguardato prevalentemente cocaina. Si tratta sia di “insospettabili” con attività commerciali, professioni e lavori normali che di persone già note nel mondo della tossicodipendenza.
In comune avevano tutti una forte dipendenza dalle sostanze.

Ha incrociato altre inchieste

L’indagine conclusasi mercoledì mattina con i 15 arresti e le decine di perquisizioni per le quali sono stati impiegati un centinaio di militari, si è incrociata con diverse altre inchieste condotte in città.
A partire da quella battezzata “Gran bazar” che aveva portato alla scoperta di una grande quantità di refurtiva rubata nei garage della città e rivenduta sempre per finanziare l’attività di spaccio della banda.
Ma Drug Queen incrocia altri due importantissimi casi cittadini: l’indagine Barbarossa (una delle donne che fanno parte del poker è compagna di uno degli arrestati per il quale inizierà in estate il processo ad Asti) e quella che portò all’arresto del gruppo di maggiorenni e minorenne dediti agli scippi in centro cittadino uno dei quali, in via Prandone, finì in tragedia per la morte della vittima, una pensionata di 78 anni.

La figlia di 11 anni mandata a consegnare la dose

«Un’indagine maturata in un ambiente decisamente degradato – ha commentato il tenente colonnello Pierantonio Breda, comandante provinciale dei carabinieri di Asti – che però è anche molto importante perchè ha una ricaduta diretta sulla sicurezza dei cittadini. Parliamo di un’attività investigativa in grado di contrastare lo spaccio diffuso per strada, anche nel centro cittadino, a tutte le ore e in mezzo alla gente. Il tema degli stabili occupati, poi, era stato anche affrontato dal Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, in più occasioni». Le condizioni all’interno dei due grandi palazzi da tempo erano monitorate dalle Forze dell’Ordine.
Il degrado si evince anche, ad esempio, dal fatto che una delle spacciatrici, quando non poteva scendere in strada a cedere la dose e non aveva “collaboratrici” da mandare, non esitava a mandare giù la figlia undicenne a fare la consegna e ritirare il denaro.

La biro modificata  per sparare

Nel corso di una perquisizione, oltre a denaro, droga, materiale per il confezionamento delle dosi, è stato trovato anche un lanciarazzi di segnalamento modificato per poter sparare una pallottola calibro 22. Dall’innocente apparenza di una normale biro.

Rasero si complimenta

Il Sindaco Maurizio Rasero si è complimentato con le Forze dell’Ordine e con tutti coloro che hanno contribuito alle indagini per l’operazione che si è conclusa nella zona di corso Volta e corso Casale in alcuni stabili occupati da tempo e per i quali più volte l’Amministrazione ed i cittadini avevano chiesto di intervenire con azioni di monitoraggio e sgombero.

A tal proposito, il primo cittadino ha dichiarato: «Attività come questa sono un chiaro segnale della presenza fattiva dello Stato e delle Istituzioni che anche in modo “silente” monitorano e controllano quotidianamente il territorio garantendone la sicurezza».

Le donne coinvolte

Questi i nomi delle persone arrestate nel blitz di mercoledì mattina.
Ouarda Jeddar, detta “Francesca”, 36 anni, originaria del Marocco e residente in via Fenoglio ma di fatto viveva in un alloggio occupato di corso Volta 149. E’ indubbiamente considerata la figura di riferimento di questo gruppo di spaccio, quella alla quale anche le altre donne del gruppo obbedivano, quella che si occupava meno dello spaccio al minuto e più di gestire telefonicamente le consegne, e, soprattutto, provvedeva agli approvvigionamenti e a decidere i prezzi e gli eventuali “crediti”.
Luana Vitale, 32 anni residente in via Padre Graziano è un’altra componente di spicco e fa parte del “poker” di donne che gestivano lo spaccio. Nel gruppo ha portato “in dote” le sue conoscenze del mondo degli stupefacenti fatte durante la frequentazione del suo compagno, attualmente in carcere per l’inchiesta Barbarossa.
Francesca Samantha Vecchio, coetanea della Vitale, residente in via Pietro Micca, passa anche lei molto tempo con la Jeddar e spesso gestisce, secondo le indagini, telefonate e consegne in sua assenza.
Completa il “poker” Sara Tognoni, 34 anni, residente in corso Casale ma anche lei spesso a casa della Jeddar dove spesso passa anche le notti. E’ quella che, stante le intercettazioni, avrebbe un mero ruolo di “manovalanza” agli ordini della Jeddar per le consegne. Quando, per una caduta dal balcone della quale non sono emersi dettagli in più, rallenta la sua collaborazione, le altre la sostituiranno incrementando l’attività di gestione del frenetico giro di cessioni.
Le altre due donne arrestate, ma con ruoli di secondo piano, sono Veronica Di Tarsia, 28 anni residente in via Ecclesia ed Ivana Sciortino, 34 anni residente in via Chiuminatti.

Gli uomini della “centrale di spaccio”

Le altre ordinanze di arresto hanno raggiunto Nikolin Preci, detto Niko o Niku, albanese, 29 anni residente in Praia, Hafedh Selmi detto “Fabien”, tunisino di 44 anni residente in via Varrone, Nour Eddine El Aandi detto “Omar” marocchino di 29 anni residente in via Malta ed Emmanuel Phillip detto “Philippe”, richiedente asilo nigeriano ospite del centro di accoglienza di piazza Catena.
Per questo vasto giro di spaccio sono stati raggiunti dall’arresto anche altri uomini già detenuti: Mikel Gokhaj detto “Giorgio l’albanese” di 44 anni considerato il fornitore della Jeddar, Samoel Cotej detto “Samu”, albanese di 25 anni, Erigers Dunga, albanese di 25 anni e Jari Stennardo di 38 anni.
A questo gruppo di arrestati di due giorni fa si aggiungono gli altri che erano già stati arrestati in flagranza di reato e in precedenti interventi avvenuti sempre nell’ambito della stessa inchiesta.
Nella giornata di ieri, in carcere a Torino, si sono tenuti gli interrogatori di garanzia a carico delle donne, tutte detenute nella sezione femminile delle Vallette.

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