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Delitto

Canelli, i vicini hanno sentito due grida d’aiuto e poi più nulla

L’uomo taciturno e schivo aveva pesantemente patito la morte della moglie per un male incurabile

Una giornata convulsa per la bella palazzina di viale Indipendenza, composta da una serie di negozi ed uffici al piano terra e da due piani di appartamenti signorili.

Prima una mattinata come tutte le altre, poi il via vai di carabinieri, l’arrivo di giornalisti e telecamere e, per chiudere, quel carro funerario in cortile che ha caricato la bara di zinco dentro la quale c’era la salma di un giovane di 28 anni.

I residenti non si capacitano di come sia potuta accadere una tale disgrazia.

La famiglia Pesce la conoscevano bene tutti. Sapevano del gravissimo lutto che l’aveva colpita, sette anni fa, con la morte della signora Bellucci-Pesce per un male incurabile. Aveva lasciato il marito Piero, e il figlio Valerio. Quest’ultimo aveva preso una tabaccheria ad Alba e si era trasferito in quella città. Il marito, impiegato per tanti anni alla Riccadonna e attualmente all’Enotecnica di Nizza, ha accusato duramente il colpo dopo la morte della moglie e ha dovuto lottare per accettare questo gravissimo lutto.

Chi lo conosce lo descrive come un uomo taciturno, schivo, molto riservato ma anche cortese, corretto, educato e gentile.

«Non posso dire di conoscerlo bene perchè non dava molta confidenza  – dice il dottor Antonio Alberti, medico canellese suo vicino di casa – Ma detto questo era una persona molto educata e cortese, un buon vicino di casa che non ha mai dato adito a critiche o rimostranze. Questa mattina – ricorda il medico – ero ancora a casa quando, verso le 6, ho sentito gridare “Aiuto, aiuto”. Mi sono subito alzato ed affacciato al ballatoio con il timore che qualche vicino di casa più anziano si fosse sentito male e avesse bisogno di aiuto. Ma non abbiamo più sentito nulla, solo silenzio e così sono tornato in casa».

Una testimonianza sovrapponibile con quella di un altro vicino, Angelo Ascone che vive sullo stesso ballatoio dei Pesce. «Ho sentito queste grida ma sono durate solo qualche istante. Nel dormiveglia non sono neppure riuscito a capire da dove provenissero e quando sono uscito sul pianerottolo e ho teso l’orecchio, non proveniva alcun rumore dall’appartamento vicino».

La risposta è arrivata intorno alle 9,30 quando hanno visto salire i carabinieri di Canelli chiamati direttamente da Piero Pesce, che ha annunciato il tragico gesto e si è costituito senza opporre alcuna resistenza.

Entrati in casa, i carabinieri hanno trovato in camera, riverso vicino al letto, il corpo già senza vita di Valerio. Era in un lago di sangue ed erano evidenti le numerose ferite da taglio. Un accertamento successivo ha appurato che per colpire più volte il figlio, il padre ha usato un coltello da cucina. Forse lo ha sorpreso nel sonno e quelle due grida di aiuto sono state l’unico momento di consapevolezza del ragazzo.

Qualcuno ha parlato di liti nei giorni scorsi, anche a voce alta, ma nulla faceva presagire questo epilogo.

Alcuni amici hanno confermato che ieri sera Valerio era sereno e aveva giocato alla Playstation, in rete con altre persone di Canelli fino alle 23.

Fra coloro che questa mattina sono stati travolti dalla tragica notizia, vi è anche la suocera di Piero, nonna di Valerio. La donna abita vicino e non avendo ricevuto risposta alle telefonate che ha fatto, si è recata di persona all’appartamento in cui vivevano genero e nipote. Ma ad attenderla c’erano già i carabinieri che le hanno impedito di salire per risparmiarle la straziante scena del delitto.

(Fotoservizio Ago)

 

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