alberto mossino
Cronaca
Accoglienza

Piam, da 22 anni un porto sicuro per migranti e donne vittime di tratta

Intervista al presidente storico Alberto Mossino. Come è cambiato il mondo della prostituzione. Storia di Success

Il ventennale cadeva nel dicembre del 2020, ma la pandemia ha costretto Piam Onlus a rinviare di due anni i festeggiamenti per un anniversario così importante non solo per la longevità dell’associazione ma per i traguardi che ha tagliato imponendosi come punto di riferimento internazionale in tema di lotta alla tratta delle donne.  Villa Quaglina ha ospitato un momento di bilancio su quello che è stato fatto in questi 22 anni. Lo facciamo anche noi con il presidente Alberto Mossino, presidente fin dalla prima ora e anima di tutti i progetti di accoglienza.

Mossino, come è nato il Piam?
Sull’onda della grande presenza in strada di prostitute a partire dagli inizi degli Anni Duemila. Il progetto Piam è una costola delle riflessioni che si facevano all’epoca in seno al Coordinamento Migranti e ad associazioni rivolte agli stranieri come Asti Città Aperta. Grande l’aiuto di don Gallo con la Caritas. Le prime tre donne che abbiamo accolto vennero ospitate alla cooperativa La Ghiaia di Berzano, poi il Comune ci assegnò il centro di accoglienza di via Cotti Ceres e di lì decollò l’attività.
Da allora quante ragazze avete aiutato?
Oltre 800. Dalla fondazione ad oggi hanno lavorato con noi 54 persone. Negli ultimi anni, all’attività di contrasto alla tratta abbiamo affiancato quella di accoglienza dei richiedenti asilo che ha molte similitudini con lo sfruttamento delle persone. Oggi siamo orgogliosi di dire che il 63% dei tirocini formativi delle persone accolte da noi si sono trasformati in contratti di lavoro stabili. Ogni volta che succede, significa che abbiamo fatto bene il nostro lavoro: abbiamo accolto, abbiamo seguito il loro percorso di istruzione, di formazione e poi di emancipazione anche economica. Ogni volta che le donne da noi seguite arrivano a “navigare” da sole, per noi è un successo.
Siete diventati anche un motore di sviluppo per l’economia locale.
Sì, se si tiene presente che dal 2002 al 2021 abbiamo ricevuto e reinvestito sul territorio di Asti e provincia contributi per oltre 14 milioni e 500 mila euro.
Quali sono attualmente gli ostacoli più grandi che dovete affrontare?
Sicuramente il ritardo cronico nel pagamento di quanto dovuto per l’accoglienza dei rifugiati. Ritardo che può arrivare fino ad un anno costringendoci ad un forte indebitamento con le banche per poter anticipare tutte le spese.
Case di accoglienza protette, case famiglia, Villa Quaglina, le partecipazioni a livello europeo in seno ad organismi di altissimo profilo che si occupano di lotta alla tratta. Tanta strada fatta, ma a cosa state lavorando per il futuro?
Piam è stato selezionato come ente capofila per il quadrante Sud-Est del Piemonte nell’ambito del piano triennale per il superamento del caporalato. Proprio la nostra regione coordina le 9 regioni del Nord in questo progetto voluto dal Ministro del lavoro. Ancora una volta una ribalta nazionale che riconosce il lavoro di rete sempre effettuato dalla nostra associazione.

Success, dalla tratta al pranzo del Papa

Success è il simbolo di come il sistema dell’accoglienza astigiana del Piam abbia funzionato.
Nigeriana, la giovane donna era vittima di tratta e i trafficanti l’avevano imbarcata in Libia su una nave di fortuna per approdare in Italia via mare. Quando è arrivata a Lampedusa, Success era una sopravvissuta, perché la barca su cui viaggiava è stata una di quelle rovesciate in mare dalle onde: 54 suoi compagni di traversata hanno perso la vita in mare. Vittima di tratta, si è rivolta al Piam, ha denunciato i suoi sfruttatori, è entrata nel percorso di accoglienza in famiglia insieme al suo bambino nato, nel frattempo, in Italia. Ha frequentato la scuola di italiano e ha concluso con profitto un corso di cucina che gli ha fruttato l’assunzione come cuoca. E che cuoca. E’ stata lei a preparare il pranzo servito al Papa in Vescovado la domenica dopo la messa in Cattedrale. Un grandissimo onore. Oggi sta studiando per prendere la patente e ha affittato una casa dove vive con il suo bambino. Guadagna abbastanza per mantenersi e mantenere il figlio. Tutto questo dal 2019 ad oggi.

L’Italia è diventata il “low cost” della prostituzione

Come è cambiato il mondo della prostituzione in questi 22 anni?
«Rispetto a quando abbiamo iniziato la nostra attività con l’unità di strada e altre forme di sostegno delle prostitute, le strade si sono svuotate – risponde Alberto Mossino – Le donne che continuano a prostituirsi in strada lo fanno per la maggior parte per libera scelta; si tratta di donne italiane e albanesi già avanti nell’età».
Il resto è scomparso agli occhi della gente. Le ragazze nigeriane e quelle provenienti dall’Est e dai Paesi asiatici lavorano in appartamento e prendono gli appuntamenti attraverso canali social e annunci sul web. Sono invisibili, ma non per questo meno sfruttate. Vero anche che molti trafficanti hanno preferito spostare le ragazze in altri Paesi europei sia perché in Italia il mercato era considerato “saturo”, sia perché abbiamo una legge severa contro lo sfruttamento.
«Dobbiamo anche renderci conto che siamo diventati un Paese di “serie B” su questo fronte – spiega ancora – I trafficanti preferiscono inviare le donne più belle ed attraenti in Paesi emergenti come gli Emirati Arabi, la Cina e l’India dove girano più soldi. L’Italia e l’Europa in generale sono diventate il “low cost” della prostituzione».

(Nella foto di copertina Mossino con due mediatrici culturali del Piam)

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