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Pino d’Asti: dove è finito l’oro rubato alla Madonna?

Un "cold case" che fa ancora male all'intera comunità. Gioielli regalati dalle donne del paese che chiedevano grazie o in riconoscenza di grazie ricevute

Il furto scoperto poco prima della processione

Il 16 luglio, ricorrenza della Madonna del Carmine, ha riacceso il mistero del furto dell’oro che nei decenni era stato donato in segno di devozione e che è sparito dalla chiesa parrocchiale di Pino d’Asti.
In realtà si tratta più di un “cold case” che di una notizia di stretta attualità ma non per questo si cheta la polemica serpeggiante su alcuni gruppi virtuali del paese che sono indispettiti da questo furto vissuto con dolore dall’intera collettività.
Non si sa neppure esattamente quando sia stato compiuto. L’oro era conservato in una cassetta nascosta in un luogo ritenuto sicuro della chiesa ma alla tradizionale processione dell’anno scorso, al momento di andarla a tirare fuori per addobbare la statua della Madonna, si è scoperto che era stata rubata. E’ stata sporta la denuncia ai carabinieri, ma la forte imprecisione sul periodo del furto e la facilità con la quale l’oro viene riciclato e avviato alla fusione rendono praticamente impossibile risalire all’autore o agli autori.

Un “bottino” da 10 mila euro

Un bel bottino, raccontano in paese, quantificato intorno ai 10 mila euro di valore. Ma è infinitamente maggiore il valore affettivo e simbolico che quei gioielli rappresentavano.
Intanto perché erano stati donati tutti da donne del paese di tante generazioni che si sono susseguite.

Segno di devozione delle donne del paese

«Una tradizione che affonda ad inizio del Novecento – spiega Adriana Savarino, pinese appassionata di storia locale – La devozione alla Madonna del Carmine è sempre stata fortissima e le donne si rivolgevano a lei per chiedere le grazie che stavano loro più a cuore. Chiedevano di poter diventare madri, di avere figli sani, di vederli guariti se malati, di vederli tornare vivi se in guerra. Tante grazie riguardavano anche i mariti sul fronte nelle due guerre mondiali. Regalare un gioiello in oro valeva sia per chiedere la grazia che per onorare la “grazia ricevuta”».

Doni frutto di enormi sacrifici

E solo se si ragiona sulla estrema povertà che attanagliava le nostre campagne del secolo scorso si può capire che grande sacrificio poteva essere per una contadina racimolare l’oro da donare alla Madonna del Carmine. Doveva essere un sentimento di devozione molto grande per rinunciare spesso all’unico gioiello di casa e doveva essere una grazia davvero importante quella che si chiedeva per darlo in dono.
«Qualcuna acquistava il gioiello apposta per la donazione ma la maggior parte si separava da un monile di sua proprietà, non potendosi permettere altro – spiega ancora Savarino – E le donne anziane che non avevano eredi, spesso lasciavano per testamento che il loro oro andasse alla Madonna del Carmine».

Si spera nel “miracolo” della restituzione

«Il furto è stato un colpo per tutta la comunità – commenta il sindaco Aldo Marchisio – e come sindaco sono molto arrabbiato per la sparizione dell’oro, ma oltre a sporgere denuncia non potevamo fare altro».
Certo, nella remota possibilità che quell’oro sia ancora integro e chi lo detiene venga a sapere che era il “tesoro” di una figura così pregata come la Madonna del Carmine e soprattutto che era il frutto di sacrifici inenarrabili, la speranza di una restituzione, anche anonima, potrebbe essere davvero un piccolo “miracolo”.

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