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Processi: cosa succede se viene eliminata la prescrizione?

Gli avvocati penalisti in sciopero spiegano le ricadute sui cittadini dell'abrogazione del termine ultimo entro il quale celebrare il processo

Settimana di astensione dalle udienze degli avvocati

Adesione altissima all’astensione dalle udienze anche al tribunale di Asti che da tre giorni si è presentato con le sue aule praticamente deserte.
Ad incrociare le braccia sono stati gli avvocati penalisti, in contemporanea in tutta Italia per una protesta che persisterà fino a venerdì, salvo che per i processi con imputati detenuti. Con l’aggiunta, proprio venerdì, dei colleghi che operano nel settore civile e amministrativo.
Le ragioni riguardano la legge approvata a gennaio di quest’anno sull’abrogazione del termine di prescrizione che, se non interverrà il Parlamento nelle settimane che ci separano dalla fine dell’anno, entrerà in vigore il primo gennaio 2020.
Un’eventualità che preoccupa fortemente i penalisti italiani i quali chiedono l’abrogazione di questa legge o almeno la sospensione della sua entrata in vigore.
La legge sulla prescrizione, quando era stata introdotta, doveva essere un “pezzo” di una più ampia riforma giudiziaria che però è stata solo annunciata ma mai attuata. E che non è da tempo nelle agende di priorità dei legislatori.
Una questione puramente giuridica e giudiziaria che si consuma fra “addetti ai lavori” dei tribunali?
No. Si tratta di una legge che tocca da vicino tutti i cittadini che, nella loro vita, possano “inciampare” a vario titolo, in un processo.
La legge che dovrebbe entrare in vigore a gennaio prevede che “sparisca” la prescrizione dopo il giudizio di primo grado.

Cosa succede se si è imputati?

Mettiamoci dalla parte degli imputati.
Se un imputato viene assolto in primo grado ma il pm fa ricorso in Appello, non esiste più un limite entro il quale si deve tenere il processo di secondo grado. Questo significa che l’imputato, seppur assolto, vivrà con la “spada di Damocle” di un nuovo processo fino a quando questo non venga celebrato. E questo comporta una condizione anche psicologica di incertezza perpetua.

Carico pendente perpetuo (o quasi)

Peggio va se l’imputato in primo grado viene condannato e decide di fare ricorso per dimostrare la propria innocenza. Anche in questo caso non ha alcun limite il tempo entro il quale la Corte d’Appello può fissare il processo di secondo grado e, fino ad allora, il soggetto si porta impresso un “marchio” e un carico pendente che gli impedisce, ad esempio, di partecipare a concorsi pubblici o di accedere ad appalti e bandi di forniture per la pubblica amministrazione. Un peso anche per un’assunzione nel settore privato o, più banalmente, ogni volta che viene sottoposto ad un controllo di pubblica sicurezza.
Oggi, con l’obbligatorietà di vedersi giudicato fino al terzo grado di giudizio, si ha almeno la certezza della durata massima del processo. Anche in caso di conferma di condanna.

Risarcimenti più lontani  alle parti offese

E l’abrogazione della prescrizione penalizza anche chi si sente sicuro di non finire mai sotto processo come imputato. Perchè anche le parti offese hanno tutto da perdere dalla nuova legge.
Infatti, in primo grado, in caso di condanna in presenza di parti civili, il giudice rinvia la definizione del risarcimento alla causa civile e, in qualche caso, dispone già un acconto provvisionale di tali danni.
Se è immediatamente esecutiva, la parte offesa può pretendere subito la cifra (che comunque è pur sempre una minima frazione del totale), altrimenti deve attendere che la sentenza diventi definitiva prima di farsi avanti sia per la provvisionale che per iniziare la causa civile. E se sparisce la prescrizione la sentenza definitiva rischia di arrivare a lunghissima distanza dal fatto, tanto da far rinunciare la parte lesa ad essere risarcita.

Questione costituzionale

Senza contare gli aspetti più prettamente giuridici che toccano la nostra Carta fondante.
«Abrogare la prescrizione è contrario a quanto disposto dall’art. 111 della Costituzione che prevede una “ragionevole durata del processo” – commenta l’avvocato Alberto Avidano presidente della sezione di Asti della Camera Penale di Piemonte e Valle d’Aosta – E poi non si capisce come l’abolizione di un termine ultime per fare i processi possa accelerare e velocizzare i processi stessi».

Invito alla politica e al Ministro della Giustizia

All’appello della Camera Penale si aggiunge quello dell’Ordine degli Avvocati di Asti, rappresentato dal suo presidente Marco Venturino.
«Ci uniamo all’invito fatto verso la politica e il Ministero della Giustizia affinchè mantenga il testo attualmente in vigore, deprecando che una modifica normativa di così elevata incidenza sui diritti dei cittadini, siano essi imputati o persone offese, possa essere fatta oggetto di mercanteggiamento politico».

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