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Cronaca
Carabinieri

Ricostruita la rete di chi aiutò la latitanza di Lo Porto e Stentardo accusati di un’altra rapina in villa durante la loro fuga

Sette persone rinviate a giudizio per aver messo a disposizione dei due fuggitivi case, veicoli, schede telefoniche, soldi

Le indagini dei carabinieri non si erano certo fermate al loro arresto. Bisognava capire su chi i due latitanti avevano potuto contare durante le loro settimane di fuga dalle forze dell’ordine che dovevano arrestarli nell’ambito dell’operazione “Mare Magnum” che aveva indagato su reati di tentato omicidio, rapina in abitazione, estorsione, armi e stupefacenti.

Parliamo di Emanuele Lo Porto e Giastin Stentardo.

Lo Porto, già destinatario di un ordine di carcerazione per dover scontare una condanna definitiva per estorsione a seguito di usura nei confronti di una famiglia albanese, non si era fatto più trovare dal mese di giugno dello scorso anno.

Stentardo, già detenuto al carcere di Alba, non aveva fatto rientro  dal permesso per lavoro lo stesso giorno in cui i carabinieri avevano notificato altri 12 arresti, ovvero il 7 luglio, sempre del 2023.

Il primo ad essere trovato fu proprio lui, Stentardo, il 13 settembre dentro il suo rifugio a Belvedere Langhe, in provincia di Cuneo mentre Lo Porto venne arrestato un mese dopo, in una casa a Rocca d’Arazzo dove dormiva in un divano nel cortile, vestito, per essere pronto alla fuga verso il lato del bosco in caso di arrivo delle forze dell’ordine. Ma non riuscì a sottrarsi ancora all’arresto.

Il complesso sistema di ricerca e monitoraggio messo in atto dagli investigatori in quei mesi, su coordinamento della Procura della Repubblica, ha consentito di ricostruire la rete che ha aiutato i due latitanti mettendo a loro disposizione case, auto, moto e denaro. Sono 7 le persone che, a vario titolo, hanno ruotato intorno a Lo Porto e Stentardo per consentire loro di sfuggire alla cattura e, fra le case messe a loro disposizione anche   in Liguria (San Bartolomeo al Mare e Loano) e una nelle Langhe, oltre a quella di Rocca d’Arazzo. Ma non solo: i 7 sono accusati anche di essersi intestati numerose utenze telefoniche con le quali i due potevano comunicare e veicoli anch’essi risultati a prestanome. A tutti loro è stato contestato il reato di favoreggiamento personale.

Proprio questo incessante lavoro di ricerca dei due latitanti (che in parte hanno vissuto insieme per nascondersi dalle forze dell’ordine) ha consentito ai carabinieri di imbattersi anche nella ricostruzione di una rapina in villa avvenuta il 4 settembre 2023 a Moncalieri quando tre malviventi a volto travisano avevano sorpreso i proprietari dentro la loro casa, li avevano aggrediti ed immobilizzati per portarsi via denaro e oggetti preziosi; la reazione delle vittime però era stata tale che, alla fine, i banditi se ne erano andati via a bocca asciutta.

Rapina che le indagini dei carabinieri astigiani hanno consentito di attribuire proprio ai due latitanti, Giastin Stentardo ed Emanuele Lo Porto che, in quell’occasione, ebbero anche l’aiuto di Luigi Massa. Per tutti e tre è già stato chiesto pochi giorni fa il rinvio a giudizio.

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