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Rocchetta Belbo, dolore e silenzio per la morte di Michele, 24 anni, in incidente sulla moto

Il ragazzo era molto attivo in pro loco e amava lo sport: pallapugno e rally

Lo schianto sulla provinciale verso Santo Stefano

In quella manciata di case c’è più silenzio del solito. Imposte chiuse a nascondere un dolore palpabile, reale. A Rocchetta Belbo, piccolo paese raccolto attorno alla piazza, il cordoglio per la scomparsa di Michele Bertero, 24 anni, è più di un sentimento diffuso, una pena amara e profonda. Il giovane è morto giovedì sera mentre con la sua moto percorreva la provinciale verso Santo Stefano Belbo, scontrandosi frontalmente con un’auto all’altezza della cooperativa Cantina Vallebelbo. L’impatto è stato devastante. Sul posto sono accorse immediatamente le ambulanze del 118. I medici, constatata la gravità , hanno chiesto l’intervento dell’elisoccorso. Ma per il giovane non c’era più nulla da fare. Ai Carabinieri della Compagnia di Alba il compito di appurare la dinamica dell’incidente.

 

Lo sport nell’anima

Michele Bertero era un ragazzo solare. Lavorava alla Tecnometal, azienda alle porte del paese. Da ragazzo aveva militato nelle squadre di pallapugno della valle. Da due anni si era avvicinato al mondo dei rally, partecipando anche a qualche gara. Uno sport che lo appassionava e che lo vedeva sempre ad assistere alle prove delle corse su strada.

 

Volontario della pro loco

Militava nella Pro loco “Cuj dej Furmentin” di Rocchetta Belbo. Toccante il ricordo postato sulla pagina fb del sodalizio. «Caro Michele, vogliamo dedicarti un pensiero – scrivono i soci, affranti -. Sei stato un ragazzo, amico, compagno di serate uniche. Tutti sanno che persona speciale eri, ma noi di questo piccolo paese ne abbiamo la certezza. Tip orteremo per sempre nei nostri cuori. Vogliamo porgere a nome di tutti i soci e concittadini una sincera vicinanza alla tua famiglia. In particolare al papà Flavio, socio fondatore della pro loco, a mamma Bruna e alla sorella Simona con Fabio e la piccola Emma.».

Lascia il papà Flavio, cantoniere, la mamma Bruna, che lavora alla Cascina San Giovanni, e la sorella Simona che l’aveva da poco reso zio.

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