Indagine
02 Marzo 2021 12:34:32
I Carabinieri forestali, tramite intercettazioni telefoniche, ambientali ed appostamenti mirati, hanno invece appurato che i rifiuti e i fanghi, dopo l’ingresso nell’impianto di trattamento, venivano distribuiti nei campi così com’erano senza alcun trattamento e miscelazione col verde, abbattendo i costi gestionali ed incrementando così i quantitativi gestiti. Inoltre il compost sparso nel terreni dalla “Olmo Bruno srl”, invece di pagarlo in quanto ammendante agricolo, ricevevano un compenso dai 7 a 10 euro a tonnellata. Da una prima stima il profitto illecito, calcolato sulla base dei rifiuti dichiarati in ingresso all’impianto, ammonta a circa 1,5 milioni di euro l’anno.
Campioni fatti analizzare da Arpa Piemonte hanno evidenziato valori di mercurio e idrocarburi incompatibili con l’uso agricolo, ma anche contaminazioni da salmonella, valori oltre soglia di azoto inorganico, nonché macroscopiche impurità e abnormi quantità di plastica. L’attività investigativa ha documentato che i “rifiuti” provenienti dall’impianto di Magliano Alfieri venivano incorporati il prima possibile con le lavorazioni dei campi o semplicemente “nascosti” con un sottile strato di terreno vegetale. La principale preoccupazione era quella di piazzare i fanghi non trattati o non adeguatamente trattati, ovvero smaltire quelli che, per gli inquirenti, sono risultati veri e propri rifiuti.
Tuttora al vaglio degli inquirenti l’attività di alcuni laboratori che fornivano all’azienda le analisi di routine, necessarie a rendere regolare il regime aziendale di autocontrollo, falsificando, secondo l’ipotesi investigativa, gli esami analitici non solo dei prodotti della “Olmo” ma anche dei fanghi in entrata e provenienti da depuratori di altre al fine di farli rientrare nei limiti di legge.
Il principale reato al momento contestato è quello di traffico illecito ed organizzato di ingenti quantitativi di rifiuti (art. 452quaterdecies c.p.). Per uno degli indagati, con precedenti in ambito di criminalità organizzata, e che scontava una pena ai domiciliari, è stato contestato il reato di evasione in quanto dedito alle attività illecite negli orari in cui era costretto presso il proprio domicilio.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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