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Cronaca
Il caso

Tribunale di Asti: la questione degli orari della cancelleria finisce in Parlamento

Interpellanza dei deputati Enrico Costa e Andrea Giaccone

In attesa dell’udienza fissata dal Tar Piemonte per il 7 luglio, la questione sugli orari dello sportello della cancelleria civile del Tribunale di Asti ridotti a due ore approda in Parlamento.

E’ di pochi giorni fa, infatti, l’interpellanza presentata al Ministro della Giustizia dal deputato piemontese Enrico Costa del Gruppo Misto (già vice ministro alla giustizia del Governo Renzi e ministro degli affari regionali del Governo Gentiloni) con il deputato astigiano Andrea Giaccone della Lega-Salvini Premier come co-firmatario.

Un’interpellanza che affonda nel ricorso presentato dall’Ordine degli Avvocati di Asti che aveva chiesto di poter tornare a discutere le cause civili negli uffici dei giudici impedite da un’ordinanza del Presidente dettata durante il periodo di pandemia che invece prevedeva si potessero tenere solo nelle aule per garantire un maggior distanziamento.

Richiesta che non era stata accettata dal Presidente il quale aveva, a dicembre scorso, anche formulato un’ordinanza nella quale, per ragioni di carenza di personale e ripensando all’organizzazione di questo particolare settore del tribunale civile, aveva ridotto a due ore al giorno l’apertura della cancelleria per gli sportelli che riguardano il contenzioso, le separazioni e i divorzi. Una decisione molto osteggiata dall’Ordine che aveva prima chiesto di tornare agli orari antecedenti l’ordinanza, poi aveva proclamato lo stato di agitazione e infine aveva proposto un ricorso al Tar del Piemonte chiedendo l’annullamento dell’atto.

Il Tar, che aveva valutato la vicenda all’inizio di febbraio, non ha imposto l’allungamento dell’orario di apertura degli sportelli ma ha ritenuto il ricorso fondato tanto da fissarne la trattazione in udienza pubblica già il 7 luglio. Richiamando la norma del 1960 che stabilisce l’orario di apertura al pubblico delle cancellerie e delle segreterie di almeno cinque ore giornaliere.

Nell’interpellanza parlamentare, Costa e Giaccone richiamano anche alcune affermazioni del presidente del tribunale Girolami a commento della decisione del Tar rilasciate ad alcuni organi di stampa.

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