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Un registratore nascosto nel panino
e gli altri sequestri folli in tribunale

Ai limiti del grottesco l'inventario degli oggetti sequestrati dal servizio di sicurezza del Palazzo di Giustizia: maschere a forma di scheletro, microregistratori dissimulati tra due fette di pane e un arsenale di armi: pistole, ma anche coltelli da cucina

Un piccolo varco dotato di metal detector e una cabina per esaminare il contenuto dei bagagli: con questa semplice attrezzatura, nel corso del 2012 sono state controllate 90 mila persone e 40 mila fra borse, borsette, valigette, zaini con l’individuazione di oltre 4800 oggetti che non potevano entrare in tribunale perché potenzialmente pericolosi.
Ecco concentrati i dati del servizio di sicurezza interna del Palazzo di Giustizia astigiano, affidato al responsabile Guido Accomasso e ad Antonio Mazzola. Un elenco che riserva sempre delle curiosità, quello che ogni fine anno viene stilato da Accomasso nella relazione della sua attività all’ingresso delle aule.

Per il 2012 forse il premio per l’oggetto più singolare ed inquietante lo vince una maschera in gomma rappresentante uno scheletro, nascosta distesa sul petto di un uomo, dissimulata da camicia e giubbotto. Cosa ne volesse fare in tribunale resta un mistero. Ad armarsi sempre di più sono le donne, che si sentono nel mirino dei malintenzionati e cercano di difendersi come possono. In aumento nelle borsette il numero di bombolette spray anti-aggressione ma trovati anche un taser (la piccola arma che induce stordimento con una scarica elettrica) e, più rusticamente, coltelli da cucina ben riposti in tasche interne ricavate dalla fodera. Altro ritrovamento curioso è quello di un microregistratore arrotolato nel prosciutto e infilato fra due fette di pane: era l’ultimo tentativo di farlo entrare a Palazzo di Giustizia da parte di un testimone che più volte ci aveva già provato.

E poi un oggetto degno della miglior spy story televisiva in stile James Bond: un paio di occhiali che apparentemente sembrano da sole, ma in realtà nascondono una telecamera microscopica e i comandi per utilizzarla sulle stanghette. Sempre fra le curiosità l’intercettazione di un uomo che aveva addosso una ricestramittente con la quale voleva entrare dicendo che ne aveva bisogno per mettersi in contatto con la moglie rimasta fuori, nel piccolo piazzale antistante l’ingresso. Ovviamente non gli è stato consentito.

Sempre troppe le persone che girano armate, con 36 pistole fermate al metal detector, insieme a petardi, proiettili, 466 coltelli, cutter, una cinquantina di catene, una ventina di siringhe, 134 lamette, stiletti, manganelli, guanti chiodati, lime, forbici, tronchesine, martelli, 40 cavatappi con coltello, 9 utensili multiuso, 75 sfere di acciaio, 628 oggetti appuntiti, quasi mille utensili in ferro, 12 ferri di cavallo per i più superstiziosi, 2 tubi di colla, 163 spilloni, 230 macchine fotografiche, 535 oggetti in vetro tagliente.

E per finire questa singolare lista della spesa, anche 273 fra frutta e ortaggi vari che vengono sequestrati momentaneamente all’ingresso per evitare che finiscano poco decorosamente contro la faccia di giudici, avvocati, imputati o testimoni. E non sono mancati nel 2012 i momenti di tensione che hanno impegnato il personale di sorveglianza: l’incatenamento di un’intera famiglia che chiedeva gli arresti domiciliari per il padre detenuto, un arrestato che ha eluso la sorveglianza dal Gup in attesa di udienza, poi subito preso, un pregiudicato che ha aggredito un carabiniere in aula durante un’udienza.

Daniela Peira

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