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Villanova, chiesti 2 anni e 8 mesi per il comandante dei vigili che faceva timbrare al posto suo

Processo verso la sentenza per Vito Parisi accusato di truffa ai danni dello Stato

Processo alle ultime battute

E’ arrivato alle ultime battute il processo a carico di Vito Parisi, l’ex comandante della Polizia Municipale di Villanova accusato di truffa ai danni dello Stato per aver chiesto al suo sottoposto, uno dei due agenti in servizio in Comune, di timbrare il cartellino di ingresso e di uscita al posto suo. Doppia timbratura che era stata immortalata da alcune telecamere nascoste sopra la bollatrice che si accompagnavano a quelle sistemate fuori dall’ingresso alla sede della Polizia municipale che hanno registrato l’effettivo orario di entrata in servizio dei due e tutti gli orari dei passaggi ai caselli fra Torino e Asti dell’ex comandante che raggiungeva il posto di lavoro in auto da casa sua.

Una vicenda che aveva fatto un grande scalpore e che era stato annoverato fra i tanti casi di “furbetti del cartellino” che ciclicamente le cronache italiane riportano.

 

L’altro imputato ha già patteggiato

 

Da quell’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza, nacque il processo dal quale l’altro imputato, l’agente che materialmente timbrava per entrambi salvo poi prendere effettivamente servizio mediamente un’ora dopo, aveva già patteggiato chiudendo così la vicenda in pochi mesi.

Parisi, invece, aveva scelto il processo ordinario sicuro di poter dimostrare la sua buona fede in questa procedura.

Entrambi erano stati licenziati dal Comune di Villanova pochi mesi dopo il loro arresto in base alla legge Madia.

Nell’udienza di stamattina è ancora stato sentito un testimone della difesa, agente di polizia municipale di Torino ex collega di Parisi poi la parola è passata alle parti per la discussione finale.

Per il pm c’è la prova su tutto

 

Il pm Greco, che ha “ereditato” il fascicolo dal pm Tarditi attualmente distaccato in altra Procura, ha dichiarato che, nell’ottica accusatoria, quanto emerso dal dibattimento conferma le accuse inizialmente formulate, chiedendo una condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione oltre al pagamento di una multa da 800 euro e alla confisca di una somma di poco superiore ai 4 mila euro che equivale alla quantificazione di quanto percepito indebitamente dall’ex comandante Parisi, presente in aula come accaduto a tutte le udienze, a seguito di bollature non corrispondenti alla sua reale presenza.

Un uomo incline alla denuncia e alla querela

 

Presente come sempre anche il sindaco di Villanova Cristian Giordano, a rappresentare il Comune costituitosi parte civile con l’avvocato Caranzano. Il quale ha sposato le conclusioni del pm tratteggiando anche dettagliatamente la personalità e i comportamenti di Parisi, ricordando la sua propensione a denunciare tutto e tutti compreso lo stesso avvocato di parte civile e una giornalista per un articolo su una delle udienze; ricordando anche alcuni post particolarmente pesanti pubblicati sul suo profilo Fb con chiaro riferimento alla vicenda processuale e stigmatizzando il fatto che, in nessun momento del processo, Parisi abbia mai ravvisato la necessità di un pentimento o di un ravvedimento in quanto fatto.

 

Per la difesa è un fedele uomo dello Stato

 

Di diverso avviso la difesa di Vito Parisi che ha dipinto l’imputato come un dipendente dello Stato modello. Uno che non ha mai fatto un solo giorno di assenza e non ha mai chiesto permessi nonostante potesse farlo per via della sua salute e, all’epoca dei fatti, delle condizioni della madre.

Parisi, nelle parole della difesa, è stato un benefattore del Comune perchè ha acquistato di tasca sua un telefono cellulare con il quale l’agente che è finito con lui nei guai, poteva fare le foto delle auto parcheggiate in divieto contribuendo ad un aumento sensibile di introiti nelle casse pubbliche, spiegando che quella doppia timbratura affidata al sottoposto è stata una “trovata” per responsabilizzarlo e renderlo più efficiente. Chiedendone l’assoluzione.

Quella mail di cui non vi è traccia

 

Sullo sfondo, sia nelle parole della difesa che nelle dichiarazioni spontanee di Parisi, vi è ancora quella comunicazione via mail che Parisi sostiene di aver spedito al sindaco Giordano per informarlo di aver incaricato l’altro agente di strisciare il badge anche per conto suo. Una circostanza sempre fermamente negata dal sindaco, mai suffragata da prove. E il giudice Amerio ha respinto la richiesta in extremis della difesa Parisi di incaricare un perito che facesse una ricerca informatica di quella mail in tutto il sistema informatico del Comune di Villanova.

Decisione presa molto male dall’imputato che in una delle sue dichiarazioni ha detto in aula: «In questo processo non si è cercata la verità».

La sentenza è attesa per il 18 novembre.

 

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