Gli operatori del WWF, che si occupano dell’Oasi La Bula, denunciano atti di intimidazione e minacce da parte di una famiglia di zingari che vive con le roulotte lungo la strada di accesso
Parlano di veri e propri “posti di blocco” i volontari del Wwf che si occupano dell’Oasi La Bula, sulle sponde del Tanaro, in riferimento ad un improvvisato campo nomadi sulla stradina asfaltata che porta all’ingresso di uno dei gioielli ecologici della città.
Le prime presenze sono state segnalate all’inizio di dicembre, quando uno dei volontari, in auto, è andato alla Bula per uno dei periodici controlli all’area e alla sua recinzione, sempre più spesso violata. «Arrivato sulla stradina che costeggia la ferrovia, quasi in corrispondenza del primo cancello della Bula, mi sono trovato la strada occupata da alcune roulottes con relative masserizie intorno, abitate da una famiglia di nomadi – racconta il volontario – Alcuni di loro mi hanno fermato e mi hanno chiesto di scendere. Al mio rifiuto e alla mia richiesta di sgomberare la strada, loro, pur fra mille resistenze e proteste, alcune delle quali tutt’altro che tenere, hanno fatto spazio ma una delle loro auto ha sfondato la recinzione della Bula, creando un altro varco che dovremo rattoppare».
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Daniela Peira