Quella insospettabile voglia di arteche alberga negli astigiani
Cultura e Spettacoli

Quella insospettabile voglia di arte
che alberga negli astigiani

C'è un'insospettabile anima artistica che pervade la città di Asti e che porta molte famiglie ad investire nel piacere di possedere e di godersi un quadro contemporaneo. Ad intercettare

C'è un'insospettabile anima artistica che pervade la città di Asti e che porta molte famiglie ad investire nel piacere di possedere e di godersi un quadro contemporaneo. Ad intercettare questo collezionismo diffuso e radicato, di altissima qualità con un discreto giro di risorse impegnate è stata l'architetto Maria Federica Chiola che ha dato vita ad un sogno affacciatosi in lei qualche anno fa. Lei per prima è un'amante dell'arte, una frequentatrice di mostre e un'appassionata dell'astrattismo. Per questo, nella sua cerchia di conoscenti ed amici, aveva già individuato diverse opere degli autori del secondo Dopoguerra appese nei salotti e negli studi cittadini. Ma neppure lei, all'inizio dell'avventura che porterà oggi pomeriggio all'inaugurazione della mostra "Asti Contemporanea" a Palazzo Mazzetti, aveva immaginato quanta ricchezza culturale sia in grado di esprimere la nostra città soprattutto in riferimento all'arte italiana del rinnovamento. Mesi e mesi di ricerche, visite ripetute a casa di persone conosciute ma anche di tanti sconosciuti che, attraverso il passaparola, erano venuti a sapere del suo progetto e avevano in animo di prestare una loro opera per la mostra a Palazzo Mazzetti. Il risultato sarà da oggi, venerdì 16 ottobre, sotto gli occhi di tutti: 72 opere di 51 autori diversi esposti nelle sale secondo raggruppamenti per movimenti e correnti artistiche dal secondo Dopoguerra ad oggi. Per ogni quadro vi sarà solo il nome dell'autore e il titolo dell'opera mentre i proprietari non compariranno né in mostra né nel catalogo.

Architetto Chiola, come nasce questo singolare progetto artistico tutto locale?
Da un po' di anni mi occupo del territorio e coltivo la convinzione che la comunicazione della nostra straordinaria terra debba passare non solo dai prodotti che è in grado di offrire, ma anche dall'arte e dalla cultura. Nelle due passate edizioni della Douja d'Or avevamo organizzato momenti di riflessione sull'architettura delle cantine vinicole e avevo anche presentato un articolato progetto che coniugasse l'economia rurale con l'arte contemporanea. Questa mostra è la realizzazione di un pezzetto di quel progetto.

Come ha fatto a scovare le opere in mostra a Palazzo Mazzetti?
Un po' per conoscenze personale, ma soprattutto per un lavoro di ricerca e di passaparola che è partito quasi un anno fa. Spargendo la voce, ho raggiunto molti collezionisti astigiani che non conoscevo ma che hanno una grandissima cultura artistica. Ho visitato decine di case, anche più volte, per incontrare i proprietari delle opere, conquistare la loro fiducia, spiegare loro il mio progetto di mostra andando oltre il loro sentimento a metà fra la curiosità e la diffidenza.

Fiducia conquistata?
O sì, forse persin troppo visto che sono stata costretta a rifiutare la disponibilità di molte opere avanzata dai loro collezionisti.

Come ha scelto i quadri che sono in mostra?
Mi sono data tre criteri di selezione semplici ma rigidi: solo arte astratta, solo autori italiani, solo proprietari astigiani. E, nonostante questi paletti, ho ancora dovuto scegliere fra molte opere, segno che in questa città c'è una presenza artistica molto più massiccia di quanto non si pensi.

Chi sono i proprietari che le hanno dato in prestito le loro opere?
Sulla loro identità vige la massima riservatezza. Basti sapere che sono tutti astigiani e che, sfatando un mito diffuso, non sono tutti provenienti da famiglie agiate e benestanti. Ci sono appassionati di arte assolutamente insospettabili. E relativamente giovani, visto che la maggior parte di loro non ha più di 50 anni.

Lei ha curato non solo la mostra, ma ne ha anche ideato il logo, la grafica e l'allestimento. Come si lega l'arte astratta al territorio delle dolci colline astigiane?
Ad unire tutto c'è un fil rouge, nel vero senso della parola; qualcuno ricorderà che, fra le idee che avevo proposto per caratterizzare il territorio vinicolo astigiano, c'era anche quella di installazioni artistiche di colore rosso su colline contigue, in un ideale percorso paesaggistico ed artistico. Ebbene, tutta la mostra sarà dominata da quel filo rosso pronto ad uscire da Palazzo Mazzetti per trovare casa fra le vigne.

Daniela Peira

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