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“Astigiani, condividete fotografie e memorie della chiesa di Sant’Anna”

L'invito arriva dall'Archivio di Stato, che ha candidato l'edificio monumentale tra "I Luoghi del Cuore" del FAI

La proposta dell’Archivio di Stato

L’Archivio di Stato ha candidato la chiesa di Santo Spirito e Sant’Anna a partecipare all’iniziativa “I Luoghi del Cuore” promossa dal FAI (Fondo Ambiente Italiano). E mentre prosegue con gli appuntamenti per raccontare la storia della chiesa sulle sue pagine social, nel giorno di Sant’Anna l’Archivio ha lanciato un’iniziativa rivolta agli Astigiani, e in particolare agli appassionati della storia della città. L’invito è a condividere immagini e memorie del passato recente della chiesa: vecchie fotografie conservate in fondo ad un cassetto, ritagli di giornale, ricordi ed esperienze personali.
Le condivisioni possono avvenire tramite la pagina Facebook dell’Archivio oppure via mail all’indirizzo as-at.salastudio@beniculturali.it.
Si ricorda, inoltre, che chi volesse votare la chiesa come “Luogo del cuore” può farlo sul sito www.fondoambiente.it oppure firmando il modulo presso l’Archivio di Stato entro il 15 dicembre.

La chiesa

La chiesa di Santo Spirito e Sant’Anna è un edificio monumentale che nasconde un tesoro settecentesco di stucchi e pitture murali. Il monumento, di proprietà statale e parte integrante dell’Archivio, costituisce una rara testimonianza, nel vasto panorama di edifici religiosi astigiani oggi in buona parte scomparsi, di un apparato decorativo allestito nei primi anni del XVIII secolo.
La chiesa fa parte dell’ex convento cistercense di Santo Spirito e Sant’Anna, trasformato in caserma nell’Ottocento. Tra la fine della Seconda guerra mondiale (quando il complesso del “Casermone” perse la sua funzione militare) e il 2001 (quando l’ex edificio conventuale comprendente la chiesa divenne sede dell’Archivio di Stato), la destinazione delle diverse zone del complesso furono differenti.
L’edificio della chiesa, persa la sua funzione religiosa, fu utilizzato anche come cinematografo e sala per la scherma della Caserma Carlo Alberto per poi diventare addirittura un deposito dopo la fine dell’uso militare degli edifici.

 

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