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AstiTeatro 46, edizione vicina ai giovani

Il festival ha chiuso il sipario con un aumento di spettatori, anche sotto i 35 anni – Il direttore artistico Nosengo: «E’ emerso che al pubblico piacciono gli spazi all’aperto e un cartellone multidisciplinare»

AstiTeatro 46 ha calato il sipario con un aumento di spettatori, soprattutto giovani, e indicazioni precise per tracciare la rotta dei prossimi anni, all’insegna dello “slogan”: meno drammaturgia e più spettacoli multidisciplinari.
E’ emerso mercoledì, in occasione della conferenza stampa di chiusura del festival, svoltosi dal 13 al 29 giugno in diversi luoghi del centro città, con alcune anteprime nel mese di maggio.

I dati

Dopo l’edizione 2023 che era stata inferiore alle aspettative, in crescita gli spettatori, pari a circa 4.500 persone, con un aumento sia degli ingressi medi per giornata sia della media di spettatori per spettacolo (+ 28,6%).
Il pubblico si è confermato principalmente locale (+ 73%), ma è tornato ad aumentare il pubblico proveniente da fuori, principalmente da Torino (12%). Inoltre gli spettatori sotto i 35 anni sono aumentati del 6%, attestandosi al 26,6% del totale.

I commenti degli amministratori

«Sicuramente – ha commentato il sindaco Maurizio Rasero – i dati vanno contestualizzati, in quanto un numero preceduto dal segno “più” va sempre riferito al dato di partenza, ma sicuramente si può affermare che l’interesse è percepibile e che il festival, decisamente longevo, non è assolutamente morto».
Da parte sua l’assessore alla Cultura Paride Candelaresi ha ricordato l’importanza degli incontri preparatori organizzati per raccogliere suggerimenti e suggestioni al fine di confezionare il cartellone di quest’anno, affidato alla direzione artistica di Mario Nosengo con la collaborazione di Eugenio Fea. «Abbiamo capito cosa potevamo fare meglio – ha affermato Candelaresi – inserendo anche eventi all’aperto, come lo spettacolo inaugurale, itinerante, e la mini rassegna di teatro amatoriale per la quale abbiamo scelto come sede il Bosco dei Partigiani, che ha incontrato il gradimento del pubblico».
«In base a queste indicazioni, all’esperienza appena vissuta e al questionario sottoposto agli spettatori, elaborato dallo staff di Craft – da cui è emerso un generale gradimento nei confronti dell’offerta degli spettacoli – posso dire quali saranno gli obiettivi dell’edizione 2025, che ci vedrà al lavoro da ottobre. Punteremo ancora di più sugli eventi itineranti nelle piazze del centro città, in modo da coinvolgere anche chi si “imbatte” nel festival senza conoscerlo, e sugli spettacoli all’aperto, in particolare al Bosco dei Partigiani».

Le parole del direttore artistico

Soddisfatto il direttore artistico Mario Nosengo. «Quest’anno – ha spiegato – dovevo fare sintesi tra i nostri “desiderata” e le esigenze degli Enti contributori, per cui insieme ad Eugenio abbiamo pensato ad un cartellone composto da spettacoli più popolari, ma con linguaggi nuovi. Ogni giorno erano in calendario un titolo dedicato maggiormente ai giovani e uno più tradizionale. «Aver offerto più generi, quindi – ha precisato – è stata la scelta vincente. L’impegno è stato quello di proporre molti “ibridi” tra prosa, danza, circo, teatro di figura e musicale. Sicuramente ci sono aspetti da migliorare, ma pensiamo di essere sulla strada giusta».
Tra gli spettacoli più visti l’apertura itinerante con “Classi(s)cismi – Mitica passeggiata circense” di Milo Scotton, “Teresa, ovvero la sarta che voleva ricucire il firmamento” di Casa degli alfieri, “Rosso Milva” con Daniela Placci e gli eventi da tutto esaurito “Carmen” di Walter Cinquinella e “Caravaggio: a rock musical” di Fabrizio Rizzolo e Fulvio Crivello. «Fanno parte – ha indicato ancora Nosengo – di generi (o format, come nel caso di “Rosso Milva”) molto graditi. In particolare il musical è sempre apprezzato dal pubblico».
Un riferimento è poi stato fatto al concorso per compagnie teatrali under 35 “Scintille”, che si è svolto il 22 e 23 giugno. «Dai questionari – ha spiegato Nosengo – è emerso che è amato dalla città. Quest’anno il maltempo non ha consentito di organizzarlo come tradizione nei cortili dei palazzi storici della città, per cui siamo ricorsi al Teatro Alfieri. Ma sono stato contento di inserirlo nel cartellone del festival, in modo che non fosse un evento a sé che lo anticipava. Molto bene anche la spiegazione degli spettacoli – che ricordo essere “assaggi” di 20 minuti dei progetti finali – prima della messa in scena, che hanno consentito al pubblico di avere la consapevolezza di ciò che stavano guardando».
Fea ha invece focalizzato l’attenzione su altri due aspetti: l’introduzione di nuovi luoghi di svolgimento «che hanno funzionato molto bene» (il Foyer delle famiglie e il Bosco dei Partigiani) e il dialogo con i giovani, grazie allo spazio concesso alle compagnie under 35 e ai loro progetti. A questo proposito «hanno avuto successo anche le residenze artistiche con gli studenti delle scuole superiori, grande risorsa del festival».

Le cifre del bilancio

D’accordo il dirigente del settore Cultura Angelo Demarchis, secondo cui l’esperimento con i ragazzi è stato uno degli elementi di maggiore soddisfazione dell’edizione 2024, che ha poi fornito alcuni dati sul bilancio del festival. «Continua ad essere organizzato dal Comune – ha sottolineato – ma senza pesare sulle casse dell’Amministrazione. Il budget che lo sostiene, pari a 180mila euro, viene infatti coperto interamente dagli incassi della vendita dei biglietti (quota più bassa) e da sostenitori (Compagnia di Sanpaolo, Ministero della Cultura, Fondazione CrAsti, Fondazione CRT, Fondazione Piemonte dal Vivo) e sponsor (Banca di Asti).

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