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Teatro e storia

Attore e testimoni si incontrano: il teatro generato dai ricordi

L’attore e drammaturgo Marco Gobetti raccoglie i racconti fra Albugnao e Capriglio di chi conobbe personalmente Don Molas e la Resistenza

I più giovani hanno 86 anni, il più vecchio oltre 90: è la squadra di “ragazzi” che l’attore Marco Gobetti, con l’aiuto del professor Rei ha radunato a casa di Silvana Visconti, appassionata di storia locale, per raccogliere dalle loro voci i ricordi di Don Molas, il salesiano partigiano che durante la seconda guerra mondiale, quando era rettore del Santuario del Colle Don Bosco di Castelnuovo, con la sua straordinaria opera di intermediazione salvò la vita a molte persone.
Gobetti un monologo su Don Molas lo ha già presentato in prima scrittura, ma il lavoro sulla figura del salesiano non è mai finito e ha deciso di incontrare chi lo aveva conosciuto di persona per affinare lo spettacolo che dovrebbe andare in scena nella prima metà di novembre in collaborazione con l’Isrt e con il professor Rei che di Don Molas ha pubblicato un diario.
Il suo progetto di “creazione pubblica” nell’ambito di Quadila Festival aveva già trovato un primo momento di raccolta di testimonianze ad Albugnano.
Nell’incontro dei giorni scorsi a Capriglio è stata preziosa la descrizione di alcuni aspetti non ancora conosciuti di Don Molas nei ricordi di quelli che all’epoca della Seconda guerra mondiale erano bambini.
Uno di loro, Giuseppe Febbraro, ha portato anche la foto della sua Prima Comunione in cui compare una inedita immagine di Don Molas.
Febbraro frequentava l’oratorio del Colle e il don se lo ricordava bene perchè gli dava le caramelle quando serviva messa e si era inventato un cartone animato incollando dei fumetti su un cilindro che srotolava davanti ai ragazzi. Don Molas organizzava le gite, qualcuna anche solo in bici e tutti, ma proprio tutti, conoscevano il suo valore e il suo coraggio nel salvare le persone condannate a morte da fascisti e tedeschi. Ricordano quella mitragliata alla sua autovettura (regalata da un noto pellicciaio di Torino che aveva un laboratorio proprio nell’attuale casa di Silvana Visconti, ex Palazzo Prato) in cui perse la vita il geometra che stava lavorando alla costruzione dell’Istituto Bernardi Semeria e che era di casa dalla famiglia Febbraro.
I ricordi di Don Molas, nelle testimonianze rese a Marco Gobetti, incrociano il ricordo di un altro grande sacerdote di quegli anni, Don Gallino, parroco di Montafia, anch’egli di grandi doti diplomatiche e di coraggio inusuale che salvò il paese dalle fiamme promesse per rappresaglia dai tedeschi.
Da Don Molas i ricordi si sono allargati più in generale a come vissero i bambini la Resistenza e di questo si è fatta portavoce Maria Capello la cui famiglia ospitò per due anni i partigiani nella cascina sull’omonimo bricco di Capriglio. Una convivenza serena, nei suoi occhi di ragazzina, anche se non dimentica i prigionieri legati in sala da pranzo usati come scambio e i delatori uccisi e seppelliti nel bosco dietro casa dove passava anche una linea di telegrafo clandestino.
Fiorenzo Occhiena, Giovanni Ortolano e Romano Candelo insieme a Silvana Visconti hanno invece ricostruito la curiosa storia dell’ex Palazzo Prato che si favoleggiava fosse stato costruito grazie ai lingotti d’oro che due fratelli tornarono a riprendersi in Crimea dove avevano combattuto.
Si dice che tornarono a casa solo per prendere un cavallo e un carro sul quale caricare l’oro.
Favola che trova un mezzo riscontro in un curioso disegno a carboncino rinvenuto dalla nuova proprietaria dell’ex casa del fattore, a pochi passi del Palazzo Prato nella versione odierna. Un’illustrazione su una porta in cui si intravvedono un cavallo, due persone in divisa e tanti sacchi colmi.
Tanti i ricordi che sono stati affidati alla telecamera di Gobetti il quale dovrà farne una sintesi da portare in scena. Sapendo che si tratta di ormai rarissime “fonti” primarie.

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