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Con Fabio Pozzo si parla dei naufragi dell’Andrea Doria e della Costa Concordia

Coinvolti nella tragedia del 1956 anche gli astigiani Carlo Giovanni Bussi e Innocenzo Oldano

Si parla di Andrea Doria e Costa Concordia

Nella storia della marineria italiana le due maggiori tragedie della seconda metà Novecento e dei primi decenni del XXI secolo portano i nomi di “Andrea Doria” e “Costa Concordia”. Due splendide navi, entrambe orgoglio della flotta da crociera tricolore che, a distanza di 56 anni l’una dall’altra – la prima nel 1956, la seconda nel 2012 – sono affondate in circostanze tali da generare lo sconcerto dell’opinione pubblica.
A questi due naufragi, tristemente famosi per il numero di vittime, è dedicato l’appuntamento di oggi (mercoledì) alle 18 nella Sala Pastrone del Teatro Alfieri (ingresso libero). Intitolato “I Titanic italiani, Andrea Doria e Costa Concordia, due disastri del mare entrati nella storia”, rientra nella rassegna “La grande Storia a Teatro” promossa dal Comune di Asti.
A parlarne sarà Fabio Pozzo, giornalista e scrittore tra i maggiori esperti nazionali sui temi legati al mare, che dialogherà con il giornalista Vanni Cornero, moderatore dell’incontro, e risponderà alle domande dell’assessore comunale alla Cultura Gianfranco Imerito nello spazio finale dedicato al dibattito.

La vicenda della “Doria”

Oltre alla vicenda della Concordia, che è fresca nella memoria di ciascuno, si parlerà quindi dell’Andrea Doria, uno dei transatlantici più belli dell’epoca. Il 25 luglio 1956 stava navigando verso New York con 1706 persone a bordo. In prossimità delle coste americane, fu speronata da un’altra nave passeggeri, la svedese Stockholm e affondò dopo undici ore di agonia. Le vittime furono 52, centinaia i feriti. Una tragedia, ma anche la più grande operazione di soccorso della storia della navigazione, il cui successo fu legato in gran parte all’equipaggio dell’Andrea Doria.
Un merito non riconosciuto, dato che sul comandante e i marinai si abbattè il peso delle polemiche. Una pagina di storia riaperta cinquant’anni dopo il naufragio grazie a due gruppi di lavoro che hanno fatto riemergere la verità cui è approdata l’inchiesta governativa italiana.

Gli Astigiani coinvolti

Il naufragio dell’Andrea Doria, avvenuto 63 anni fa, ha coinvolto anche due astigiani. Uno degli eroi di quella nave, il radiotelegrafista (allora si chiamava marconista) Carlo Giovanni Bussi era di Canelli. Il 25 luglio del 1956 Bussi aveva 52 anni e solcava i mari da 33. Era talmente bravo nel suo lavoro che il comandante Calamai lo volle a bordo sul Doria dandogli uno degli incarichi più importanti tra quelli dell’equipaggio, con il grado di secondo ufficiale. Fu proprio l’astigiano Carlo Bussi, quella notte, alle ore 23.31, pochi minuti dopo la collisione con lo Stockholm, a lanciare l’SOS che fece scattare la più grande operazione di salvataggio in mare in tempo di pace di tutta la storia: “SOS DE ICEH – SOS HERE AT 3:20 GMT – LAT 40°30’N, LONG 69°53W – NEED IMMEDIATE ASSISTANCE – MASTER ANDREA DORIA”. La tempestività di quel messaggio fu fondamentale per l’arrivo sul posto delle altre navi, tra cui l’Île de France , che recuperano i sopravvissuti del disastro, Bussi compreso.
Abbiamo cercato maggiori informazioni su di lui nella città canellese e scoperto che il radiotelegrafista nacque il 24 ottobre 1904; si sposò a Canelli, con Lucia Quaglia, il 21 luglio 1932 e quindi si trasferì a Genova Pegli lo stesso anno. Morì a Imperia il 29 maggio 1992. Ebbe due figlie, ma anche un nipote che ha contribuito a far perdurare nel tempo il ricordo del parente.
Bussi, però, non fu l’unico astigiano a sopravvivere all’affondamento dell’Andrea Doria. Sul transatlantico, in quell’ultimo viaggio, ci fu anche Innocenzo “Enzo” Oldano, 26 anni, cameriere di 1^ classe che prima di salire a bordo aveva lavorato per 14 mesi sulla Cristoforo Colombo. Oldano, giunto a New York dopo le operazioni di soccorso, fu tra i primi a telegrafare in Italia, ad Asti, per avvisare la mamma e il nonno, residenti in corso alla Vittoria, di stare bene e di voler tornare presto a casa. Da quanto si legge sui giornali dell’epoca, Oldano tornò ad Asti prima di ripartire per l’Inghilterra dove avrebbe voluto lavorare nella ristorazione.

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