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Da Springsteen, a Fiorello ai Pooh: quando c’è Seba nulla è lasciato al caso

Ad Asti incontriamo Sebastiano Piccione, direttore di produzione e collaboratore di grandi artisti italiani

Incontriamo Sebastiano Piccione, ad Asti da 19 anni, direttore di produzione dei Pooh e di altri big della musica

Quando un grande spettacolo funziona e ottiene il successo sperato bisogna darne il merito non solo al protagonista, ma anche a chi, dietro le quinte, organizza ogni minimo dettaglio e, se serve, interviene per risolvere imprevisti che potrebbero vanificare il lavoro di tutti. Sebastiano Piccione è uno dei direttori di produzione con più lunga esperienza alle spalle, un professionista nel suo lavoro nato dalla passione per la musica, ma anche da una gavetta che l’ha portato ad occuparsi di numerosi aspetti dell’organizzazione di un grande concerto o di un programma televisivo, tanto da essere un insostituibile collaboratore per molti artisti. Tra loro Fiorello, con cui ha lavorato a lungo fino al recente “Viva Rai Play”, o i Pooh, di cui si è occupato della direzione di molti tour, per poi continuare a essere, dopo lo scioglimento del gruppo, il direttore di produzione di Roby Facchinetti. E’ stato Sebastiano il tramite tra Letteratura Alternativa e Facchinetti venuto ad Asti per ricordare il poeta e paroliere dei Pooh Valerio Negrini. Quando lo incontriamo nella sede della casa editrice diretta da Pablo T e Romina Tondo abbiamo molte domande in testa, ma la prima non può che essere il suo rapporto con la nostra città. «Il mio rapporto con Asti – racconta – è nato 19 anni fa perché ho sposato un’astigiana e l’accordo, dopo 5 anni di fidanzamento, fu: o mi sposi o ci lasciamo. Le dissi che andava benissimo, ma solo se ci fossimo sposati a Catania; lei rispose che andava più che bene, ma che subito dopo ci saremmo trasferiti ad Asti e così è avvenuto. E’ stata una fortuna lavorativa per via della vicinanza con Milano».

Un direttore di produzione è una figura fondamentale perché, come spiega Piccione, «è quello che gestisce totalmente l’evento: le scelte dell’artista, le luci, l’impianto audio, il palco, le scenografie, aiutato, ovviamente, dai propri collaboratori. Si occupa anche dell’organizzazione in loco, dei tour e si interfaccia con l’artista». Ma chi lo sceglie? «Normalmente sono le agenzie, – spiega Sebastiano – anche se reputo che ci siano due tipologie di direttori di produzione: chi sposa l’artista e chi l’agenzia. Io, data la mia poca pazienza, ho deciso di sposare l’artista perché, una volta che crei la simbiosi, lui si fida ciecamente e ti vorrà sempre con sé». Un lavoro che si impara sul campo, giorno dopo giorno, frequentando corsi e ottenendo brevetti o altri titoli che ti permettono di lavorare con competenza e in sicurezza, come avvenuto per Sebastiano. «Ho iniziato con una società a Catania che organizzava concerti per conto di altri e di conseguenza seguivo determinati artisti, ma solo per le date siciliane. Da lì sono stato visto dalle agenzie grosse di Milano e piano piano sono stato acquisito. Ma diciamo che si inizia dal carico del camion, da come si scaricano i bauli, anche se faccio parte di quella categoria che vuole capire un po’ di tutto, dalle luci all’audio, non a caso ho fatto un corso come ingegnere del suono. Oggi, invece, ci sono molti “tour manager”, quelli che vanno sul posto, gestiscono il camerino, accompagnano gli artisti e si fanno vedere solo quando ci sono loro, senza “sporcarsi le mani”. Io mi definisco un operaio e quando c’è il concerto sto sul palco, mentre molti miei colleghi lasciano tutto in mano al direttore di scena. Sono scelte. Comunque si tratta di un lavoro che non puoi fare solo per soldi».

Le importanti collaborazioni

Nell’ambiente Sebastiano è conosciuto come “Seba” e chi ha lavorato con lui sa quanto sia preciso fin nei minimi dettagli. Insomma, con lui tutti devono dare il massimo. Sarà per questo che ha lavorato con alcuni grandi big della canzone. «Ho iniziato in Sicilia con i Denovo, poi ho fatto due anni di tour con Carmen Consoli e Mario Venuti, il primo tour nazionale con Mango, quindi ho lavorato con Antonella Ruggiero, Ligabue, Pino Daniele e questo prima ancora di sposarmi. Quando sono arrivato ad Asti non avevo un impiego a causa di determinati meccanismi di agenzia. Andai quindi a lavorare alla Mescal di Nizza Monferrato, a fare il coordinator tour per i Subsonica e i Modena City Ramblers. Poi, accompagnando gli Afterhours a un Supersonic, in MTV, ho incontrato un personaggio che gestiva il dipartimento live del canale e che mi propose di restare a lavorare con lui. Un’offerta presa al volo perché volevo anche un’infarinatura televisiva. Rimasi cinque anni, poi ho fatto per due anni lo stage manager italiano di Bruce Springsteen. Dopo mi è capitata l’occasione di andare a lavorare alle Olimpiadi a Torino, nel 2006, per General Electric che forniva tutti i gruppi elettrogeni degli impianti. Chi forniva palchi e strutture – continua – mi chiese di rimanere per gestire lo smontaggio, ma erano gli stessi che facevano il tour dei Pooh e fu allora che mi chiesero di andare a seguire le date dei concerti invernali, poi quelle estive per conto dell’agenzia. In quell’occasione mi dovevo occupare dello smontaggio dei palchi e non avevo nulla a che fare con gli artisti».Ma ancora una volta il caso e la voglia di scoprire ogni aspetto del tour convince Piccione a farsi vedere durante le prove e a farsi notare da Stefano D’Orazio che poco dopo si informa su chi fosse e cosa facesse lì. «Gli dissero che ero uno che aveva lavorato per MTV; così, nell’anno di “Pooh 40”, quando fecero il dvd a Prato della Valle, mi chiesero di essere il “coordinator camera” e accettai. Da lì è nato questo rapporto di collaborazione che è durato per 10 anni, fino a “Pooh 50”. Fermo restando che con Roby Facchinetti è nato un rapporto di collaborazione che ancora continua».

L’incontro con Fiorello

Piccione, tra un tour dei Pooh e l’altro, collabora con Mario Biondi, ma nel 2009, grazie al padrino di suo figlio, che è il fonico di Fiorello, diventa direttore di palco per il programma di Skyuno condotto dallo stesso Fiorello. «E’ nato un bellissimo rapporto con Rosario e da lì ho fatto con lui due spettacoli di seguito come direttore di palcoscenico, poi il direttore di produzione fino al recente “Viva Rai Play”».

Proprio durante la collaborazione con Fiorello succede qualcosa che Sebastiano ricorda come un aneddoto a proposito degli errori che possono capitare. «Facendo il direttore di scena, gestivo anche gli ospiti di Fiorello e un giorno ho fatto entrare in ritardo uno di loro. Non è successo nulla perché Rosario, andando a braccio, ha gestito quel momento tranquillamente. Il giorno dopo, però, mi incontra nei camerini e mi chiede come fosse successo che l’ospite fosse arrivato in ritardo. Gli risposi che avevo sbagliato e lui, incredulo, mi disse che non era mai successo prima che qualcuno, con lui, si prendesse la colpa». Eppure non è semplice creare un tale rapporto di fiducia e di rispetto dei ruoli, specie in campo artistico. Non tutti i “big” sanno rispettare i ruoli e capita che l’ego prenda il sopravvento. Lo chiediamo a Piccione che risponde: «I Pooh sono stati una scuola di vita perché, a differenza di tutti gli altri gruppi italiani, sono quattro Eros Ramazzotti sul palco, quattro Laura Pausini e quindi quattro veri artisti. Al contrario quello che arriva sul palco e dice a tutti di andarsene perché comanda lui e perché solo lui ne capisce, con me ha sbagliato tutto perché manca la fiducia».

Le difficoltà con i giovani

Un problema che si ripete soprattutto con i giovani artisti, magari reduci da un talent di grande popolarità. «Il problema dei giovani e che hanno dei consiglieri o dei manager della loro stessa età. Molti di loro nominano come manager l’amico d’infanzia o quello con cui strimpellavano con la chitarra e che, di conseguenza, non capisce nulla di queste cose. Con i giovani è davvero difficile anche perché, oggi, un disco lo fanno in due ore, con il computer e “Garage Band”». Umiltà e impegno, sono le parole chiave che Sebastiano consiglia ai ragazzi, senza crearsi troppe aspettative. «Io questo lavoro l’ho sempre fatto per passione perché mi piace, non perché pensavo di arrivare chissà dove». Ma se il mondo della musica è diventato sempre più fluido, ci sono totem che sembrano restare al loro posto, come Sanremo. E’ davvero ancora utile andare al Festival per vendere la musica in Italia?

«Intanto in Italia – spiega Piccione – non si vende più la musica, né i cd, ma lo imputo anche al costo dell’Iva al 22% quando i libri ce l’hanno al 4. La musica si vende nelle piattaforme digitali, dove però in parte si compra e in parte si scarica senza pagare. Ma attenzione: una volta usciva il disco, poi si faceva la promozione, le interviste, i “firma-copie”, quindi partiva il tour. Oggi, invece, esce il disco e una settimana dopo devi andare in tournée, fare i concerti con il pubblico pagante, altrimenti non recuperi i soldi investiti. Si va a Sanremo perché è una vetrina, fai un passaggio televisivo, ma gli utili arrivano dai concerti live».

AstiMusica e il Palio

Ad Asti c’è “AstiMusica”, uno dei festival estivi, ma gli chiediamo se il format di questi eventi abbia o meno un futuro. «Non lo so – replica – Posso dire che quando lavoravo a Catania organizzammo un festival, che si chiamava Sonica, pagato dal Comune, nel quale oltre a esserci l’ospite d’onore c’erano gruppi di nuove proposte scelti da una commissione. Chi veniva chiamato andava a suonare sul palco, lo stesso dove c’era il grande ospite, ma poi veniva realizzato un cd distribuito ai giornali di settore come Rolling Stone. Così davi ai giovani un po’ di visibilità».

Oggi forse sarebbe più difficile trovare Comuni, Asti compreso, con abbastanza soldi per finanziare una simile operazione, ma con gli sponsor tutto sarebbe più semplice. «Collisioni ha sponsor e utilizza anche i soldi della Comunità Europea – continua Sebastiano – E’ una delle idee più geniali che ci siano in circolazione. Asti, invece, non è pubblicizzata. Poi non so chi organizzi “AstiMusica”, ma secondo me chi porta determinati artisti non ha il polso reale della musica che ascoltano i ragazzi. Mi viene in mente che a San Damiano organizzano “La Barbera incontra” con vari personaggi ed è il Comune che paga». Eppure, secondo il direttore di produzione, ci sarebbero anche altri momenti per fare di Asti un palco di eventi importanti. E’ lui stesso a spiegarlo meglio: «Ad Asti c’è un investimento spaventoso sul Palio con le tribune e le strutture. Perché, finita la manifestazione, non si sfrutta queste tribune per fare un grande evento con l’artista giusto? Non so fino a che punto la città risponderebbe, però i ragazzi di Asti vanno a Milano e Torino a vedersi i concerti quindi qualche domanda me la farei».

Un’idea su cui si potrebbe aprire un confronto con l’amministrazione comunale e con la quale Sebastiano Piccione sarebbe più che disponibile a collaborare. Il tempo stringe, quasi due ore di chiacchierata sono volate, ma sappiamo che uno dei prossimi impegni di Piccione potrebbe essere con Letteratura Alternativa. «Sì, c’è un progetto con loro di fare un libro, non di gossip, ma sulla mia vita che, come sostengo, resterà ai miei nipoti» replica mentre gli squilla il cellulare per una chiamata di Roby Facchinetti con il quale sta già lavorando su nuovi progetti previsti nel corso del 2020.

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