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Cultura e Spettacoli

Comunicazione, arte e spirito di squadra
Così le donne vedono il "post Unesco"

Arte, fiction, spot pubblicitari e spirito di squadra: quattro ingredienti per una ricetta tutta femminile sulla gestione del territorio post riconoscimento Unesco. A dettarla sono state le ospiti del

Arte, fiction, spot pubblicitari e spirito di squadra: quattro ingredienti per una ricetta tutta femminile sulla gestione del territorio post riconoscimento Unesco. A dettarla sono state le ospiti del convegno ospitato venerdì pomeriggio in Douja organizzato dall'architetto Maria Federica Chiola e dal giornalista Vanni Cornero che ha anche moderato gli interventi. «Abbiamo avuto la fortuna di nascere in un luogo magnifico -ha introdotto Maria Teresa Armosino, presidente Atl e presidente della Provincia negli anni clou di presentazione della candidatura Unesco- ora abbiamo il dovere di salvaguardare questo ambiente e lasciarlo in eredità intatto alle generazioni future. Ma ognuno faccia la sua parte, compresi i proprietari dei terreni tenuti a fare la manutenzione dei loro appezzamenti».

Annalisa Conti, fra le “anime” del Comitato che ha perseguito tenacemente il riconoscimento, ha ribadito quello già detto dalle colonne del nostro giornale qualche giorno fa circa la rivalità con la sponda albese, evidentemente più abituata a lavorare in team: «Ma questo non può che essere uno stimolo in più a fare le cose giuste che funzionano». Ad inquadrare l'argomento ci ha pensato l'architetto Chiola che ha ricordato come il riconoscimento Unesco possa portare ad un aumento del 30% del turismo. «Sempre più urgente quindi – ha sottolineato- educare ad una cultura del bello con nuove regole sulla gestione del paesaggio, tanto nei nuovi interventi che, soprattutto, nel recupero dell'esistente. Con una particolare attenzione ai luoghi dell'ospitalità e alle proprietà rurali che devono abbinare la loro storia con una raffinata modernità».

Passando per un utilizzo “massiccio” di installazioni artistiche sia negli immobili di produzione del vino, sia in quelli di ricettività dei turisti sia ancora all'aperto, in mezzo ai vigneti: tutto legato da una linea rossa come il vino. Il consiglio di promuovere il territorio con una fiction ben fatta arriva da una professionista del settore, la giornalista e critico televisivo Alessandra Comazzi: «Pensate alla serie su Montalbano, all'impatto emozionale che hanno avuto su milioni di telespettatori i luoghi siciliani raccontati in ogni puntata. Sicuramente una fiction fatta bene è più potente di tanti documentari o servizi giornalistici seppure curati e competenti». Ma, visto che la buona fiction ha costi altissimi ed è una strada tutta in salita, una scorciatoia l'ha suggerita la scrittrice torinese Margherita Oggero, in un ironico intervento che si è aperto con l'appello a far sparire “nanetti, Biancaneve, Puffi” dai giardini della zona Unesco. «Basterebbe anche solo uno spot pubblicitario efficace e diretto – è la sua proposta – se si trova il messaggio giusto, in pochi secondi si arriva nella testa di milioni di persone».

Certo, forse non si raggiunge un target alto di turisti, ma si regala una grande popolarità ad una fetta di territorio. Il target di visitatori selezionati lo si raggiunge con iniziative come quelle suggerite da Roberta Ceretto, della notissima famiglia di produttori di vino langarola. Per lei i turisti vanno incuriositi e vanno “stuzzicati” con offerte che vanno bel oltre il tradizionale approccio promozionale fatto di degustazioni in cantina. «La nostra famiglia da anni organizza eventi artistici e sostiene mostre e installazioni di arte moderna fra i vigneti e nelle cantine – ha spiegato- ottenendo un grande ritorno in termini di visitatori da tutto il mondo. Un modo per portare turisti diversi dagli enoappassionati tout court e per rendere un po' meno provinciali le nostre colline».

Sulla stessa lunghezza d'onda le iniziative della Cantine Chiarlo, così come spiegato dall'architetto Simona De Paoli Chiarlo che ha presentato il progetto del parco culturale della Court, anch'esso basato sul connubio fra vigne ed arte. E, in mezzo a tante critiche sull'inadeguatezza del territorio nell'affrontare l'importante riconoscimento, spicca la voce entusiasta e decisa di Francesca Poggio, responsabile delle Donne del Vino Piemonte: «Non solo siamo infinitamente orgogliose di quanto deciso dall'Unesco, ma noi donne del vino siamo pronte ad accogliere i turisti e invece di continuare a deprimerci su cosa non facciamo, ricordiamoci cosa e come siamo perchè è questo che ci ha portato a patrimonio dell'umanità».

Daniela Peira

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