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Domenico Quirico: «Vladimir Putin ha ucciso la globalizzazione»

E’ la tesi del giornalista esposta in occasione dell’incontro che lo ha visto ospite del festival Passepartout con la collega americana Amy Kellogg

«Vladimir Putin ha ucciso la globalizzazione». Questa la tesi del reporter Domenico Quirico, domenica sera ospite, con la collega americana Amy Kellogg (Fox News), del festival Passepartout, nell’ambito del quale hanno tenuto l’incontro “Dalla Glasnost di Gorbaciov alla guerra di Putin”. «Che persone, capitali e merci potessero circolare liberamente in un mondo più piccolo e più vicino è stata un’illusione a cui ci siamo avvoltolati per un poco in Occidente – ha chiarito – Altrove, nel mondo, neppure si sapeva cosa fosse».
Il 24 febbraio 2022, giorno dell’attacco russo all’Ucraina, è uno spartiacque. Cosa viene dopo? «Un mondo diverso, in cui i grandi flussi economici torneranno a dividersi in due grandi blocchi. Con quello dell’Eurasia, che include la Cina, non condivideremo più nulla». La serata, con il cortile della Biblioteca Astense letteralmente gremito, è stata un buon termometro dell’interesse per il tema geopolitico in questi giorni, nonché ovviamente del successo di quest’edizione del festival al termine del suo primo weekend di appuntamenti. Non a caso, la presidente Roberta Bellesini ha esordito ringraziando il pubblico sia per la folta presenza che per le molte domande e interventi dalla platea. Un dialogo che non è mancato neanche in questa serata.

La testimonianza di Amy Kellogg

«Arrivai a Leningrado per la prima volta nell’inverno del 1986, affascinata dalla lingua e dalla cultura – ha raccontato Amy Kellogg – Portammo regali come sigarette, penne Bic e chewing gum, ovviamente preoccupati per i controlli. Ma i locali furono calorosi, ospitali e curiosi. Pur con regole molto ferree, alcuni scherzavano sul proprio governo: noi facciamo finta di lavorare, loro fanno finta di pagarci». Se segnali pubblici di critica all’Occidente c’erano, privatamente prevaleva la curiosità: «Lasciai Leningrado in lacrime. Avevo stretto amicizie, bevendo vodka fino all’alba, e pensavo che non li avrei mai più visti». Invece, la caduta del Muro avrebbe stravolto gli scenari, e la giornalista si sarebbe ritrovata nuovamente in Russia, 10 anni dopo, come corrispondente: «Trovai un paese pieno di vita e di calore, ma in cui problemi erano ora quelli del “primo mondo”. C’era disonestà diffusa, riflesso dell’eccessivo controllo precedente e i soldi permettevano di comprare praticamente tutto».

I leader

Quel preciso momento storico vide alla guida, secondo Quirico, leader inadeguati: «Gorbaciov era un personaggio civile e intelligente, ma ha gestito l’autodistruzione in modo dissennato. Eltsin era un ladro, a capo di una banda di ladri, che si sono spartiti il bottino fregandosene di 150 milioni di persone». Difficile valutare Vladimir Putin, al momento della sua ascesa al potere, ha precisato Kellogg: «Ricordo che alla sua comparsa, il mio capo lo valutò come un personaggio un po’ grigio, immaginando avrebbe stabilizzato la Russia facendola sparire dalle cronache. Sembrava un uomo del futuro: abbracciava Obama, aveva l’iPhone».

Le previsioni dei due giornalisti

Secondo Quirico, il dittatore ha saputo capitalizzare sull’insoddisfazione del popolo russo: «Un armata ineguagliabile, per una nazione che non ha perso la guerra, eppure si è autodistrutta. E in cui le persone si sono sentite dire, da un giorno all’altro, che tutto ciò in cui avevano creduto era sbagliato. Putin ha promesso loro di ritrovare importanza sullo scacchiere mondiale». Sarebbero insomma errati i parametri di valutazione europei, che valuta la potenza di uno stato in base al Pil: «Per Putin, l’economia non conta niente. Si aspetta una chiamata di Biden, che non arriverà. Per gli Usa, significherebbe dialogare con qualcuno che è stato definito un criminale». E il risultato è una guerra, con innumerevoli vittime. La conclusione di Amy Kellogg? «L’Ucraina ha di fronte una strada lunga e dolorosa, ma credo sarà altrettanto difficile quella in grado di riportare la Russia alla normalità».

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