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“Dormono… sulle colline”, il racconto dei nostri antenati nei cimiteri di campagna nel nuovo lavoro del Teatro degli Acerbi

Una narrazione itinerante di musica e poesia in una cornice suggestiva al debutto il 19 luglio a Montegrosso nel cartellone del festival "Paesaggio e oltre"

Poesia e musica tra le lapidi di un cimitero

Una narrazione itinerante di poesia e musica, in una cornice insolita e suggestiva: le lapidi di un cimitero di campagna. È il nuovo lavoro, “in punta di piedi”, del Teatro degli Acerbi, che debutterà il 19 luglio nel cartellone del festival “Paesaggi e oltre”. Sarà proposto a gruppi di spettatori, in orari differenziati, per offrire il miglior ascolto e attenzione. “Dormono… sulle colline” è una “narrazione in vita dei nostri antenati”, con ideazione, selezione e adattamento testi di Pietro Giovannini, portata in scena da Patrizia Camatel, Dario Cirelli, Fabio Fassio ed Elena Romano, con le musiche dal vivo di Tiziano Villata. «Si tratta di un’occasione insolita per poter scoprire luoghi suggestivi e panoramici delle nostre colline, dove poter godere di bellezza e quiete, sulle orme dei nostri antenati. Un enorme patrimonio paesaggistico è nascosto tra le colline Unesco di Monferrato e Langa e una prospettiva poco frequentata e quasi mai osservata è proprio quella in cui sorgono le ultime dimore dei nostri antenati – spiegano gli Acerbi – I cimiteri di campagna, posti su un crinale ai quattro venti o in una valletta accanto a una chiesetta romanica, sono i luoghi dove le generazioni si rincontrano, gli amori si ricongiungono, i padri ritrovano i figli, i nonni i nipoti e i bisnipoti. I cimiteri non sono i luoghi dei morti, ma di chi era vivo e di chi lo è ancora nel nostro ricordo. Ecco ciò che sono i cimiteri: il luogo della memoria, della nostra memoria collettiva che più e meglio definisce il concetto di paesaggio culturale. Luogo di incontro di una comunità verticale, quella dei viventi, con quella dei vissuti, tutt’uno nella stessa storia».

Con De André e Spoon River un omaggio al luogo della memoria collettiva

«A vent’anni dalla scomparsa di Fabrizio De André che scelse per dare vita al suo album dieci poesie dell’“Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters, che racconta, in un libro anarchico e struggente, la provincia americana tra XIX e XX secolo, dando la parola ai morti, ispirati dall’idea di Pietro Giovannini, giornalista ed esperto conoscitore del territorio astigiano e langarolo, abbiamo voluto omaggiare il grande patrimonio umano, culturale, paesaggistico e architettonico raccolto nei più bei cimiteri del Monferrato e della Langa attraverso questo spettacolo itinerante fatto di parole e musiche immortali – anticipano gli Acerbi – Gli attori e il musicista conducono gli spettatori in un percorso tra le lapidi, gli alberi e i cespugli che naturalmente compongono la più perfetta delle scenografie. Le note e le parole in un cimitero hanno più peso, perché si è più predisposti all’ascolto, al silenzio; esse risuonano più pure, invitandoci ad alzare poi lo sguardo verso i luoghi circostanti, dove le persone che ora qui riposano hanno vissuto: vite tragiche o monotone, insignificanti o piene di cose da fare, comunque spunto per riflessioni di portata universale: sulle radici, certo, ma anche sul significato della vita, delle fatiche e gioie quotidiane, dei legami fra le persone e infine della morte». L’originale lavoro, che si preannuncia di grande interesse, è stato “provato” in questi giorni al cimitero di Rocca d’Arazzo, paese da cui trae origine il gruppo di artisti del Teatro degli Acerbi. Il debutto il 19 luglio (alle 19, alle 20,30 e alle 22) nel cimitero di San Stefano di Montegrosso (e non al Boglietto di Costigliole, «per motivi logistici»). È consigliata la prenotazione: tel. 339/2532921.

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