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Fabiano Massimi vincitore del Premio Asti d’Appello

Con il romanzo storico "L'angelo di Monaco" ha convinto le giurie popolare e togata durante la cerimonia on line a causa dell'emergenza sanitaria

«Dispiace non sentire in modo fisico la bellezza di questo premio».
Così l’attrice Chiara Buratti ha inaugurato la dodicesima, strana edizione del Premio Asti d’Appello da un Teatro Alfieri vuoto. Niente applausi in un silenzio assordante. Giusto iniziare così, giusto fare sentire a chi seguiva l’evento on line tutta la fatica di stare sul palco senza nessuno di fronte.
Poi, il potere della letteratura si è manifestato ancora. I libri trascendono il tempo e lo spazio e domenica scorsa l’hanno fatto rendendo l’edizione 2020 un evento coinvolgente e piacevole da seguire.
In più «La letteratura è l’unica forma d’arte capace di rendere giustizia al passato» ha ricordato il vincitore del Premio, Fabiano Massimi che, con il suo libro “L’angelo di Monaco” (Longanesi) ha incontrato sia il favore della giuria popolare (composta da 127 soci dell’associazione Premio Asti d’Appello e 81 studenti) sia quello della giuria togata, composta da otto membri.

Gli scrittori in gara

Alla cerimonia erano in collegamento sulla piattaforma Zoom tutti gli scrittori, “i magnifici 7”, tranne Paolo Maurensig, “Il gioco degli dei”, Einaudi, (dal premio Comisso 2019) che ha subito un’operazione proprio in questi giorni e ha inviato la sua arringa registrata.
I finalisti Cristina Cassar Scalia, “La logica della lampara”, Einaudi, dal Premio Scerbanenco 2019; Gianarturo Ferrari, “Ragazzo italiano”, Feltrinelli, dal Premio Strega; “Valeria Parrella”, Almarina, Einaudi, dal Premio Strega; Franco Faggiani, “Il guardiano della collina dei ciliegi”, Fazi, dal Premio Bancarella; Romana Petri, “Figlio del lupo” (Mondadori), dal Premio Viareggio; Fabiano Massimi, “L’angelo di Monaco” (Longanesi), dal Premio Alassio, hanno tentato di convincere la giuria com’è tradizione del premio con un’arringa di cinque minuti a difesa dei loro libri.
Molti di loro hanno scelto un’arringa difensiva dedicata ai protagonisti dei loro libri e non tanto sul libro in sé o su di loro in quanto autori.
Sono i protagonisti a meritare un riconoscimento, meritano l’Appello perché soffrono, cadono e spesso sono capaci di rialzarsi. Lo meritano gli scrittori per la loro urgenza di scrivere.
Massimo Cotto, che come ogni anno ha curato le recensioni dei sette libri in gara e de “L’angelo di Monaco”, ha detto: «Alla fine del libro resta un senso di agrodolce con, da un lato, la certezza che nulla resta nascosto per sempre».
Dev’essere stata proprio questa sensazione ad avere convinto le due giurie, insieme all’arringa appassionata dello scrittore che, rivolgendosi direttamente alla giuria, ha chiesto un risarcimento per un delitto rimasto impunito: «l’oblio del delitto di Geli rappresenta la peggiore ingiustizia».

Il romanzo e le motivazioni alla base della vittoria

Fabiano Massimi

Nel suo libro Massimi racconta, infatti, la storia della ventiduenne Geli Raubal ritrovata senza vita nella sua stanza a Monaco nel 1931. Non una ragazza qualunque, ma la nipote di Adolf Hitler. Un rapporto chiacchierato il loro, una morte non chiara su cui indaga il commissario Sauer, mentre il presagio nazista si fa ogni giorno più concreto in una Repubblica di Weimar che vacilla.
La motivazione del Premio redatta dalla giuria è stata letta dal Presidente dell’Associazione Premio Letterario Asti d’Appello, Stefano Bertone: «Una storia drammatica vera, trasformata abilmente in un romanzo poliziesco, che racconta in modo avvincente una vicenda. Un affresco storico costruito attraverso le personalità dei protagonisti, una forma interessante di romanzo storico».
Il vincitore, durante la diretta di domenica ha sfatato qualsiasi pensiero sullo scrittore ritirato e sul bibliotecario silenzioso. Fabiano Massimi è infatti bibliotecario alla Biblioteca Civica Antonio Delfini di Modena e scrittore di notte, quando i suoi figli dormono. Ha imparato a conquistare anche i dieci minuti nello scandire del tempo famigliare.
Sfumata ogni credenza, se ce ne fosse bisogno, perché è un bibliotecario/scrittore che “buca il video”, direbbero quelli della televisione. Ha coinvolto e divertito il pubblico on line con l’ironia tipica dell’intelligenza, conquistandosi like e applausi virtuali.
Massimi ha dedicato questo premio a sua moglie, poche parole vere e sentite.
Allo scrittore, vanno il premio di 5 mila euro e la penna stilografica Aurora Hastil. Tutti gli altri scrittori partecipanti sono stati omaggiati di una penna Aurora.
E’ vero, è mancato il pubblico in sala è mancato il concerto a cui eravamo abituati, ma il Premio Asti d’Appello ha dimostrato una capacità d’adattamento alla situazione attuale non scontata per un evento di tradizione che si è da sempre giocato tutto in teatro, dal vivo nel rapporto scrittori-pubblico-giuria.
Che questo sforzo d’adattamento e sopravvivenza on line possa servire al Premio per valicare le mura della nostra città, a volte troppo alte per un “prodotto culturale” che lo merita davvero.

Alessia Conti