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Ferrero: «Tariko difenda i vini dall’embargo russo»
Cultura e Spettacoli

Ferrero: «Tariko difenda i vini dall’embargo russo»

La vendemmia in questa strana annata è ormai alle porte senza che, almeno per moscato e brachetto, siano state ancora adottate le delibere sulle rese né tantomeno si sia arrivati a un accordo tra

La vendemmia in questa strana annata è ormai alle porte senza che, almeno per moscato e brachetto, siano state ancora adottate le delibere sulle rese né tantomeno si sia arrivati a un accordo tra parte agricola e industriale sui prezzi. Una situazione tra strappi in avanti e tensioni su cui il nuovo assessore all'Agricoltura Giorgio Ferrero sta cercando di trovare un punto di equilibrio.

«Sul brachetto è evidente a tutti – ha esordito il neo assessore – che la situazione sia difficile ma comanda il mercato. Probabilmente qualcuno deve fare un ragionamento anche se a volte le situazioni sono indipendenti dalle singole volontà. Quest'anno il problema è lo stoccaggio, andare a mercato libero vuol dire azzerare il valore di mercato dello stoccato, si ridurrebbe a un terzo il prezzo delle uve triplicando i volumi immessi nel mercato. Per qualcuno potrebbe essere bene per altri male». Forse si rischierebbe di aver il prodotto venduto al prezzo delle patate nonostante le riduzioni drammatiche delle rese degli scorsi anni. «La Regione – prosegue Ferrero – non entra nel merito dell'accordo ma deve fare una delibera sulle rese. Ad oggi c'è una proposta di accordo firmato da Confagricoltura, Consorzio, Cantine sociali e parte industriale. Quindi mancano Cia e Coldiretti. L'accordo è un accordo commerciale, nei prossimi giorni provvederemo, su proposta del Consorzio e dopo aver sentito la parte agricola, a scrivere la determina».

La proposta di accordo però proprio non piace agli agricoltori. «Mi chiedo perché si debba continuare a pagare – si lascia scappare Armando Piana – con i soldi dei produttori, stoccaggi di vini che sul mercato non hanno più il prezzo che avevano quando sono stati acquistati. Nei cereali, nel allevamento, nel resto del mondo vinicolo, in ogni mercato se un prodotto scende ci perde chi lo ha, qui i vignaioli fanno anche da assicuratori». Oppure c'è chi sta addirittura pensando di smettere di usarne il nome. «Ci sto davvero pensando – dice Gianluca Morino – presidente dell'Associazione Produttori del Nizza e produttore anche di brachetto ? e forse già da quest'anno uscirò solo col nome della bottiglia e non con l'indicazione della denominazione». Una scelta sofferta per chi nelle potenzialità del brachetto ha sempre creduto e investito.

Intanto una ulteriore spallata al Consorzio del brachetto e al suo presidente arriva da Slowfood che in un articolo di qualche giorno fa attaccava: "Volete sapere come si distrugge una DOCG" questo il grido di dolore dell'associazione fondata da Carlin Petrini. Ma c'è chi sul brachetto continua a scommettere. «Il prodotto è valido – ci racconta Raffaella Bologna – anche se soffre della concorrenza del medesimo prodotto creato da "aromatico da uva brachetto". Attualmente pare inutile mantenere alto il prezzo delle uve per il brachetto DOCG e poi svendere il resto. In alcuni mercati esteri c'è forte richiesta di tipologia vino aromatico come solo noi piemontesi siamo in grado di produrre e vinificare, dobbiamo essere orgogliosi delle nostre uve autoctone, non svilire ciò che facciamo».

Insomma rivitalizzare e posizionare il prodotto in canali distribuitivi efficaci. Tutte cose che all'attuale consorzio non sembra siano riuscite troppo bene. «La situazione del moscato – ci ha raccontato ancora l'assessore Ferrero – per fortuna è ben diversa. Qui sono gli industriali che chiedono una resa più alta mentre la parte agricola vuole un riconoscimento sul prezzo. Sono convinto comunque che un accordo si troverà. L'andamento delle vendite sembra buono e anche il tappo raso è in grande espansione. Spero anche che il problema con l'embargo in Russia rimanga contenuto, confido nel fatto che abbiamo sul nostro territorio un imprenditore russo (Gancia NdR) che difende anche i nostri interessi. Poi fortunatamente il mercato dell'Asti è buono in molti paesi esteri. Infine sulla questione dei vendemmiatori, come ho già anche detto in Prefettura, faremo tutti bene a monitorare molto attentamente la situazione».

Ludovico Pavese

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