Home restaurant e i “carbonari”della voglia di cucinare
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Home restaurant e i “carbonari”
della voglia di cucinare

E' il fronte "carbonaro" della ristorazione difeso da chi crede in un'evoluzione dell'invito ad una cena a casa di amici e osteggiato da chi il ristoratore lo fa di professione e

E' il fronte "carbonaro" della ristorazione difeso da chi crede in un'evoluzione dell'invito ad una cena a casa di amici e osteggiato da chi il ristoratore lo fa di professione e vede in questa formula un ulteriore "concorrente sleale". Parliamo dell'home restaurant che in altri Paesi d'Europa ha preso piede accompagnato da una legislazione apposita mentre in Italia è ancora un po' "terra di nessuno" o meglio, una terra di scontri. Ma come funziona? Abbiamo seguito da vicino uno dei pochi home restaurant astigiani, forse l'unico finora, in una sua "serata tipo". L'invito avviene quasi come fosse un flash mob: gli organizzatori della cena decidono data, ora, menù della cena, numero di posti disponibili e mandano una serie di inviti via sms o tramite facebook alla propria cerchia di amici. I primi che accettano l'invito e fino al raggiungimento della "quota" di posti disponibili ricevono la conferma dai padroni di casa.

L'home restaurant che ci ha invitati accoglie i suoi ospiti in una bella e panoramica cascina restaurata in un paesino a nord di Asti. La cucina è quella di una casa normale e la sala è quella che normalmente viene usata dalla famiglia che ci abita. Una famiglia tradizionalmente ospitale, che ha una lunga storia di pranzi e cene con amici e parenti. La padrona di casa da sempre cucina per gli altri ma ultimamente ha trovato sulla sua strada altri due amici "malati" di cucina come lei con i quali condividere la passione per i fornelli e per l'ospitalità. Tutti e tre fanno altri mestieri nella vita, ma quando decidono di organizzare una cena svestono i loro panni di imprenditori, professionisti, studenti e indossano quelli di chef autodidatti. Il menù non si discute, è quello ideato e proposto dai tre cuochi. «Quando andate a mangiare a casa di qualcuno mica vi mettete a chiedere altre cose diverse da quelle in tavola no? E qui è lo stesso» chiarisce uno degli chef.

La cucina è casalinga ma ricercata, spesso frutto di ricerca ed affinamento di piatti tradizionali. L'impiattamento è quello da gourmet e il gusto è quello di un piatto di casa, perchè la spesa viene fatta in negozio e supermercato e non in centri specializzati o presso fornitori del settore. Molto, in stagione, arriva dall'orto e dal frutteto di casa. «Noi conosciamo tutti i nostri ospiti ? racconta la padrona di casa ? la gran parte di loro è rappresentata da amici di lunga data, altri sono amici di amici, non ci sono estranei. Capita che qualcuno, come succede anche negli inviti "normali", arrivi con qualcosa di pronto o con il vino per tutti oppure ancora che, ad un certo punto, venga ad aiutarci in cucina o nel servizio. Chi viene a mangiare qua non ha pretese da ristorante, questo è molto chiaro a tutti fin da subito». Il che non significa che la qualità dei piatti e dei vini serviti sia bassa, anzi. Visto che gli stessi cuochi sono dei "golosi" e degli esperti di cibo, ai loro amici servono materie prime ed etichette di primissimo livello, in uno spirito di condivisione.

Come condivisa è anche la spesa. E qui nasce l'astio dei ristoratori professionisti nei confronti di chi tiene queste serate. Insieme alle grandi catene di ristorazione, agli agriturismi, alle sagre delle Pro Loco, anche gli home restaurant sono additati come concorrenti sleali. «Non tutti la pensano così, perchè qualche ristoratore, nostro amico, è già venuto più volte alle nostre cene e sa che non facciamo concorrenza a nessuno ? spiegano i tre dell'home restaurant astigiano ? Intanto perchè noi, mediamente, facciamo 2-3 cene al mese con 20 coperti che si dilatano un po' durante la stagione estiva quando possiamo usufruire anche del giardino. Quindi numeri totalmente ininfluenti per parlare di concorrenza. E poi perchè noi non ci lucriamo. Quello che chiediamo ai nostri ospiti è un contributo per l'acquisto degli ingredienti».

Dal punto di vista meramente contabile, l'home restaurant, così come è normato oggi, si configura come un contratto tra privati: «Io ti preparo la cena a casa mia e tu mi paghi un contributo per le spese vive sostenute». Quello che i tre cuochi non smettono di sottolineare passando un tavolo all'altro, mangiando con gli amici e chiacchierando con loro, è che qui si mette in gioco una passione, un hobby, il piacere di cucinare per gli altri. «E continua ad essere un piacere proprio perchè non si è trasformato in un business».

Daniela Peira

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