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Il tenore Iviglia di nuovo sul palco nel ruolo del conte di Almaviva

Dopo cinque mesi di pausa forzata a causa dell'emergenza sanitaria, ha debuttato martedì al castello sforzesco di Novara

Il tenore Iviglia di nuovo sul palco

E’ tornato sul palco martedì, dopo quasi cinque mesi di pausa forzata causa Covid, il tenore astigiano Enrico Iviglia. Impegnato negli ultimi anni in esibizioni nei teatri italiani ed europei e negli incontri di presentazione del suo primo libro, intitolato “Ad alta voce” – Storia di un ragazzo diventato tenore”, nel periodo della quarantena, dalla sua casa di Castell’Alfero, è stato protagonista di una rubrica sui social network, intitolata “Live – Questo è l’Iviglia”, per regalare un momento di vivacità a tutte le persone sole tra musica, giochi e ricette.
Ora, finalmente, l’atteso ritorno sulle scene. Lo abbiamo intervistato per sapere le sensazioni provate e conoscere i progetti futuri, in un contesto sicuramente non facile per il settore culturale.
Quali sensazioni ha provato nel debuttare a Novara martedì e mercoledì con “Il barbiere di Siviglia”, dopo la pausa forzata causa Covid?
«Ho debuttato al Castello sforzesco con una produzione, allestita dalla fondazione Teatro Coccia di Novara, dell’opera “Il barbiere di Siviglia”, nel ruolo consolidato del conte di Almaviva. Due sono gli aspetti che voglio sottolineare di questo ritorno sulle scene che mi ha dato grande soddisfazione. Innanzitutto la grinta, l’energia e l’entusiasmo che mi hanno portato sul palco con più professionalità e rispetto nei confronti del solenne lavoro culturale che rappresento nel mondo».
«In secondo luogo la necessità di porgere i doverosi ringraziamenti. Alla città di Novara, che mi ha chiamato per rappresentare il festival “Estate novarese”; e anche alla biblioteca “Francesca Calvo” di Alessandria che mi ha contattato a metà giugno, per la seconda volta, per presentare il mio libro. È molto importante, per un artista, avere la fiducia degli Enti organizzatori, soprattutto dopo un periodo così difficile».

I progetti futuri

Quali programmi ha ora?
«Domani sarò a Calliano Monferrato, per una cena concerto all’osteria Antico Granaio, accompagnato al pianoforte dal maestro Andrea Campora e affiancato dalla tromba solista di Mauro Pavese (info e prenotazioni al 0141/928421). Negli Enti Lirici, invece, tornerò a settembre, precisamente al Teatro La Fenice, nell’opera “La Traviata” in forma semi-scenica».
Le presentazioni del suo libro, quindi, sono riprese?
«Ho ripreso sottoforma di firma-copie in modo tale da divulgare cultura attraverso la parola scritta. In questo periodo mi sono trovato a parlare di un testo ancora più attuale, perché tratta anche delle centinaia di persone che lavorano dietro le quinte, ora in gravi difficoltà. Lavoratori dello spettacolo fondamentali per la riuscita delle produzioni».

La situazione del settore cultura

Com’è la situazione del settore cultura in Italia?
«È un settore molto colpito. Se si pensa che da 13 recite nella sopracitata La Fenice siamo passati a due, il ritorno alla normalità è alquanto lontano. Per fortuna viviamo in un Belpaese che può contare su teatri naturali all’aperto e su un clima favorevole che permettono allestimenti e serate piacevoli».
E all’estero?
«Per quanto mi riguarda sono state cancellate cinque recite de “Il barbiere di Siviglia” a Giessen, in Germania, che era in programma fino giugno, senza alcuna sicurezza di recupero delle date. E un’altra produzione dell’opera “L’isola di Alcina” di Gazzaniga, in programma a maggio, che prevedeva l’incisione di un cd per la Sony ad ottobre, è stata rimandata al 2022».
Quando questo comparto riuscirà a riprendersi, secondo lei?
«Credo che tutto sia legato al “via libera” che arriverà dagli esperti a livello sanitario. Ovvero, quando si potrà stare nuovamente seduti vicini e occupare tutti i posti dei teatri o delle sale da concerto».

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