Balene preistoriche inaugurazione
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Inaugurata al Michelerio l’esposizione “Balene Preistoriche”

Allestita nell’ex Chiesa del Gesù, propone una delle più importanti collezioni europee di fossili di cetacei

E’ stata inaugurata stamattina nell’ex Chiesa del Gesù, all’interno del complesso del Michelerio, l’esposizione paleontologica “Balene Preistoriche”, in cui sono esposti rari reperti fossili di cetacei rinvenuti in Piemonte, alcuni unici a livello internazionale.
Numerose autorità hanno partecipato al taglio del nastro, che ha visto come “padroni di casa” i vertici del Parco Palentologico Territoriale dell’Astigiano, promotore della mostra insieme alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio Asti e Alessandria, in partnership con il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato e la Fondazione Asti Musei, oltre che in collaborazione con Fondazione CRT e Associazione Paleontologica Astensis. Tra i presenti anche Giorgio Carnevale, presidente della Società paleontologica italiana che nel giugno 2022 terrà ad Asti il suo congresso annuale.
Nel corso degli interventi che hanno preceduto l’inaugurazione è stato ricordato da più parti che il Museo Paleontologico, che ha sede sempre nel complesso del Michelerio, è una unicità del territiorio astigiano, a differenza di altre eccellenze che lo caratterizzano, come il vino. E che, quindi, deve essere sempre più valorizzato. Le autorità intervenute si sono quindi complimentate conn gli organizzatori per quello che è stato presentato come un progetto che espone una delle più importanti collezioni d’Europa di fossili di cetacei e mette in evidenza l’Astigiano come area geo-paleontologica tra le più importanti nel Vecchio continente. In epoca pliocenica, tra 5,3 e 2,6 milioni di anni fa, era infatti circondata dal mare che occupava tutta la Pianura Padana: una distesa di acque che ha regalato reperti rarissimi, dato che vivevano in questi territori non solo cetacei, ma anche antenati di elefanti, tigri con denti a sciabola, tapiri e numerose altre specie che attualmente popolano zone tropicali come la Florida o la Penisola indiana.

I reperti in esposizione

Tra i reperti più rari in esposizione, i resti di diversi cetacei come la balena Tersilla, reperto unico a livello mondiale; la più antica balena del Mediterraneo, ritrovata in località Moleto; la balenottera di Montafia, uno dei misticeti fossili meglio conservati d’Italia; il delfino di Camerano Casasco, antenato sia degli attuali delfini che delle attuali orche.
Parimenti, la mostra propone ai visitatori anche un video animato –  che ricostruisce la vita di milioni di anni fa nel Mare Padano con i suoi protagonisti, dalle balene agli squali – e la ricostruzione di una balena a grandezza naturale.
Insieme alla mostra è visitabile l’esposizione permanente del Museo paleontologico, nella quale si descrivono i più importanti eventi geo-paleontologici degli ultimi 25 milioni di anni, compresi tra il Miocene ed il Pliocene, con una carrellata sui principali organismi, soprattutto molluschi, che caratterizzavano gli ambienti passati.

Il Centro studi

“Balene Preistoriche” si inserisce nel più ampio progetto del Centro studi sui cetacei fossili piemontesi, il primo a livello europeo, che potrà diventare punto di convergenza per studiosi, oltre che polo di eccellenza nell’ambito della valorizzazione e divulgazione su queste tematiche. Infine, ambisce ad essere un progetto pilota per un futuro aggiornamento delle informazioni sui resti di cetacei fossili italiani presenti in tutti i musei italiani e stranieri.
“L’intento – ha sottolineato Piero Damarco, curatore della parte tecnico-scientifica dell’esposizione – è presentare alcuni esemplari di cetacei fossili piemontesi che non sono mai stati mostrati al pubblico. Esporre questo raggruppamento di ritrovamenti è stata una scelta precisa, trattandosi principalmente di reperti di balenottere arcaiche che hanno segnato tappe evolutive importanti di questi animali, resti quindi molto rilevanti dal punto di vista scientifico”.

Gli orari di visita

“Balene Preistoriche” è visitabile per un anno, presso il Museo paleontologico di corso Alfieri 381, dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 17; il sabato e la domenica dalle 11 alle 18, unitamente all’esposizione permanente, con un biglietto dal costo di 7 euro (ingresso) o di 10 euro (ingresso con visita guidata).
Inoltre, fino al 3 ottobre, in occasione della Douja D’Or, la collezione permanente del Museo e l’esposizione sono aperti eccezionalmente anche di sera, dalle 20 alle 23 il venerdì e il sabato e dalle 20 alle 22.30 la domenica, con la possibilità di acquistare un biglietto ridotto rispetto a quello standard, dal costo di 5 euro per l’ingresso e di 7 euro per l’ingresso con visita guidata. L’iniziativa è in collaborazione con il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, partner del progetto, che cura per tutto il periodo della Douja d’Or l’area degustazioni nel cortile del Michelerio.

Il volume

Va ricordato che stamattina è stato anche presentato il libro “Valleandona. Mare e Fossili”, prima pubblicazione della collana “Identità cultura e territorio” curata dall’Associazione Paleontologica Astensis. In italiano e in inglese, il volume scientifico presenta, per la prima volta in modo esaustivo, la ricchezza e l’importanza paleontologica, a livello internazionale, della Valle Andona con i suoi giacimenti di rarissimi fossili marini del Pliocene.
Con i contributi di diversi autori, principalmente paleontologi e storici – tra cui Luigi Berzano, Giulio Pavia, Piero Damarco, Michelangelo Bisconti, Lidia Monetti, Alessandra Fassio, Livio Negro, Carlo Sarti – il volume è frutto di una intensa attività di ricerca e analizza la realtà del territorio andonese. Attraverso un centinaio di tavole a colori di reperti fossiliferi, tratta i principali elementi geologici che hanno contribuito a formare quest’area, descrivendo i principali gruppi di animali di cui si sono ritrovati resti fossili. Inoltre tratta i reperti paleontologici più rari e poco conosciuti, come resti scheletrici di mammiferi marini e continentali, e contiene la ricostruzione dell’identità della popolazione delle valli Andonesi tra storia e preistoria.

Il commento del presidente Negro

“Siamo fieri – commenta Livio Negro, presidente del Parco Paleontologico Territoriale dell’Astigiano –  di aver dato vita ad una esposizione temporanea che presenta reperti di tale valore scientifico e paleontologico.  Riteniamo che il progetto sia anche un modo per dare nuova visibilità alla nostra esposizione permanente, ugualmente ricca di reperti di incredibile valore. Anche la collana editoriale che racconta, per la prima volta in maniera esaustiva, la ricchezza e l’importanza paleontologica della Valle Andona, va ad arricchire un progetto ampio in cui si è rivelato fondamentale il supporto e il lavoro sinergico con le istituzioni locali. Il nostro obiettivo a lungo termine sarà costruire un progetto di candidatura del Parco Paleontologico Territoriale Astigiano come Patrimonio Unesco per gli affioramenti fossiliferi di Valle Andona e Valle Botto, riconoscimento che avrebbe una importante ricaduta positiva sull’intero territorio astigiano”.

 

 

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