La rivista Astigiani torna alla Doujae racconta di cantine e abbazie scomparse
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La rivista Astigiani torna alla Douja
e racconta di cantine e abbazie scomparse

La rivista Astigiani spegne la sua prima candelina nel luogo dove fece la sua prima apparizione al pubblico: la Douja d’Or. Un anno fa il primo numero venne presentato all’Enofila, giovedì alle

La rivista Astigiani spegne la sua prima candelina nel luogo dove fece la sua prima apparizione al pubblico: la Douja d’Or. Un anno fa il primo numero venne presentato all’Enofila, giovedì alle 18 toccherà al numero 5, che fin dalla copertina – riproduce il manifesto di una fiera vinicola del 1891 – resterà in tema con la cornice enologica: «Le 120 pagine di Astigiani 5 hanno un filo rosso dedicato al mondo del vino. Lo scoprirete leggendo di cantine scomparse, osterie e “negusiant da vin”», spiegano il direttore Sergio Miravalle e il presidente Giorgio Conte. Ad aprire la rivista, l’inedita cartina di Asti con le 23 cantine rimaste attive fino agli anni Cinquanta. «Ma ci sono anche storie che partono dall’Anno Mille, un sindaco con l’orecchino di metà Ottocento e un maestro di fisarmonica che fece cantare generazioni di astigiani.» Nel dettaglio, il riferimento è al servizio che racconta la millenaria storia dell’abbazia di Azzano, scomparsa ormai da più di due secoli, e ai volumi che la sua biblioteca custodiva; ai vividi ritratti del Pittatore conservati a Palazzo Mazzetti, tra cui quello di un primo cittadino di Asti che già 150 anni fa sfoggiava l’orecchino. E poi un ricordo del maestro Guido Ginella, oltre alla galleria fotografica legata alla fortunata iniziativa “Cassetti aperti”, che ha invitato gli astigiani a rispolverare vecchie immagini dagli archivi di famiglia. Con oltre 400 abbonamenti nel corso del primo anno, Astigiani è un piccolo miracolo editoriale. «Viviamo senza contributi pubblici – sottolineano Miravalle e Conte – i nostri incassi derivano solo da vendite, abbonati e pubblicità. Non è facile, visti i tempi. Ma la rivista piace, ci sono arrivate anche richieste da astigiani lontani, dalla Cina alla Russia, all’Argentina. Molti ci dicono che hanno cominciato a “collezionare” Astigiani dedicando uno spazio specifico della rivista nelle loro librerie. È un bel segno. Significa che stiamo ottenendo il risultato desiderato: dare spazio alla memoria collettiva, ripercorrere il passato non con la sola deformante lente della nostalgia, ma con l’impegno a capire, raccogliere testimonianze e raccontare.» Astigiani numero 5 è andato in stampa nei primi giorni di settembre, sulla testata compare ancora il fiocco giallo per l’attesa di Domenico Quirico, liberato domenica. «Un segno tangibile che la storia è in continua evoluzione – commenta Sergio Miravalle – ora aspettiamo Domenico e non vediamo l’ora di pubblicare un suo pezzo su Badoglio sul prossimo numero della rivista.»

e.in.

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