Non nasconde lemozione Felice Musto, presidente dellEnte Parchi, nellannuncio della giornata in cui, finalmente, ad oltre 50 anni dal suo ritrovamento fra le vigne di Valmontasca a Vigliano,
Non nasconde lemozione Felice Musto, presidente dellEnte Parchi, nellannuncio della giornata in cui, finalmente, ad oltre 50 anni dal suo ritrovamento fra le vigne di Valmontasca a Vigliano, la balena fossile sarà finalmente presentata al pubblico. Beh, non proprio a casa, perchè non sarà Vigliano a riprendersela (ma là i volontari se la sono perfettamente ricostruita alla Pro Loco), ma il museo paleontologico di Asti, ai piani inferiori della nuova sede dellEnte Parchi nellala dellex Michelerio che dà su corso Alfieri angolo piazza del Cavallino. Le vertebre e tutte le altre parti fossili recuperate sono state ripulite e appoggiate su una sorta di sagoma piena realizzata in sabbia che consente di avere unidea precisa delle dimensioni dellanimale preistorico.
Un arrivo già previsto per lestate ma funestato dallesplosione delle bombole antincendio al Museo di Scienze di Torino che ha ritardato la spedizione delle casse con i resti. Lappuntamento è per sabato 26 ottobre, quando sarà possibile vedere da vicino la balenottera (di specie finora sconosciuta) vissuta oltre tre milioni e mezzo fa nel mare che allora occupava le nostre colline. Un lavoro di squadra, quello che ha permesso il ritorno della balenottera; unoccasione in cui anche le amministrazioni e i vari enti si sono trovati sullo stesso piano per riportarla a casa. «La nostra sarà anche una struttura bonsai -dice ironicamente il presidente Musto riferendosi alla nuova sede dellEnte Parchi- ma ci sono riconosciute competenza e unattività di fruizione turistica di parchi e siti fossiliferi che avvicinano le persone a questo mondo e, nel contempo, danno un po di ossigeno alle casse in tempi di crisi».
«Paradossalmente, limportanza del ritrovamento della viglianottera è più noto a livello internazionale che a livello locale -ha detto il professor Alberto Crosetto della Sovrintendenza dei beni archeologici del Piemonte- finalmente, con questa mostra, in questa nuova sede, verrà data la giusta visibilità sul territorio dalla quale la viglianottera proviene». Soddisfatto anche il professor Giulio Pavia, memoria storica della paleontologia astigiana, che partecipò nel 1962 allo scavo e al ritrovamento di uno degli arti mancanti allo scheletro della viglianottera. A farne una questione di opportunità e di occasioni da non perdere è Giuseppe Misuraca, del Museo di Scienze Naturali di Torino, custode della viglianottera fino a due settimane fa.
«Non tutto può essere esposto al museo e questa delocalizzazione va ad irrobustire il concetto di rete di musei scientifici e di museo diffuso». A riportare tutti con i piedi per terra, pur condividendo la soddisfazione per il doppio traguardo dellinaugurazione del Museo e del ritorno della viglianottera, è lex presidente dellEnte Parchi Gianfranco Miroglio, che molto si è speso per raggiungere questi obiettivi. «Talvolta in piena solitudine -tiene a sottolineare- Dopo linaugurazione si apre il capitolo della gestione che, di questi tempi, non è di semplice organizzazione. Una bella scommessa che però ha bisogno dellaiuto di tutti». Con la balenottera di Vigliano, al piano terra, verranno esposti anche i resti degli altri cetacei e mammiferi fossili rinvenuti finora: i delfini di Belangero e Settime, la balena Tersilla di San Marzanotto e la balena di Chiusano.
Daniela Peira