Marzio Broda Un anno a Tokyo 02
Cultura e Spettacoli
Editoria

Marzio Broda racconta emozioni e curiosità del suo anno lavorativo a Tokyo

L’ingegnere e pittore astigiano ha pubblicato il suo primo libro che ripercorre la sua lunga permanenza della capitale del Giappone

I giapponesi rispettano le regole, molto più degli italiani, non amano il contatto fisico con gli estranei, ma sono davvero educati nel salutare quando ti incontrano (inchinandosi e poi restando fermi per tutto il tempo che qualcuno è nel loro campo visivo), possono devolvere parte delle imposte locali a una provincia dove non abitano, ricevendo in cambio prodotti tipici di quel luogo, non guidano mai dopo aver bevuto anche solo mezzo bicchiere di una bevanda alcolica e hanno perfino dei kit di sopravvivenza “collettivi” negli ascensori, in caso servissero dopo un violento terremoto. Sono alcune curiosità del Giappone che l’ingegnere astigiano Marzio Broda, manager, pittore e appassionato di musica, ha raccolto nel suo libro “Un anno a Tokyo” edito da ScritturaPura.

Broda e la sua editrice, Eva Capirossi, hanno presentato il libro alla Caffetteria Mazzetti. A moderare l’evento il giornalista Armando Brignolo, amico di Broda di cui apprezza la versatilità delle competenze. Il libro è nato come una sorta di diario di viaggio, ma soprattutto un racconto di emozioni vissute durante la permanenza a Tokyo. Un anno, pur con diversi ritorni in Italia, nel quale Broda, al principio del tutto estraneo alla cultura giapponese, «non sapevo neanche cosa fossero i manga» (i fumetti ndr), inizia a scoprirne l’unicità tra storia, tradizioni, ma anche contraddizioni che emergono stando a contatto con la cultura del Sol Levante.

Marzio Broda

«Il Giappone è molto diverso dall’Italia, in tutto – ha spiegato l’autore rispondendo alle domande di Brignolo – È diverso per cultura, alimentazione, per il modo in cui vivono i cittadini e per le loro abitudini. Diciamo che “Un anno a Barletta” non l’avrei mai scritto. I giapponesi sono molto diffidenti se non ti conoscono, poi, però, quando ci si conosce meglio, la situazione cambia».

Broda, che ammette di non aver imparato il giapponese «perché ci sono ben tre alfabeti in uso», ha però voluto raccontare, pagina dopo pagina, l’impatto con una società moderna, dalle tradizioni antichissime. Una potenza mondiale tra le più avanzate in fatto di tecnologie, ma che non ha ancora rinunciato ad avere un imperatore, sebbene figura non più così determinante nelle decisioni politiche. Per Broda è stato difficile, almeno nei primi mesi di permanenza a Tokyo, accettare che i terremoti siano all’ordine della settimana: «Tutti i giapponesi, fin da piccoli, imparano come sopravvivere ad una scossa devastante che si pensa possa capitare entro questo secolo».

Un volume, l’esordio di Broda, che ti cattura, si legge con grande interesse, curiosità e che potrebbe essere il primo passo verso la scoperta di una delle più straordinarie città del mondo.

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