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Mogol: “In passato scrivevamo per tutti, ora ci si rivolge soprattutto ai giovani”

Intervista al noto autore di canzoni, protagonista mercoledì della serata organizzata da Monferrato On Stage

Mogol ad Asti

E’ stata una serata di musica e parole caratterizzata da un crescendo di emozioni quella intitolata “Mogol, l’Unesco e il Monferrato” che ha aperto, mercoledì sera in piazza Cattedrale, la 24esima edizione del festival Astimusica.
Protagonisti sul palco Giulio Rapetti Mogol, il più grande e importante autore italiano di testi di canzoni, e la band Custodie Cautelari, nell’ambito della serata organizzata da Monferrato On Stage in collaborazione con Astimusica (un ampio resoconto dello spettacolo è presente sull’edizione de “La nuova provincia” in edicola da oggi, venerdì 5 luglio).

Parla il noto autore

Abbiamo raggiunto Mogol poco prima dell’evento in piazza Cattedrale per porgergli alcune domande sulla sua carriera e su cosa pensa della musica oggi.
Protagonista dell’evento di stasera sarà un binomio di eccellenza: da una parte Langhe, Roero e Monferrato, patrimonio Unesco dal 2014; dall’altra lei, il più importante autore italiano di testi di canzoni. Tutti gli Italiani la conoscono. Lei conosce il nostro territorio?
«Di questo territorio patrimonio Unesco ho solo sentito parlare, ma non l’ho mai visitato. In passato con la famiglia andavo quasi tutti i weekend qui vicino, precisamente a Silvano d’Orba, a quattro chilometri da Ovada, dove i genitori di mia moglie avevano una villa».
A proposito di eccellenze: Asti è la città natale del grande cantautore Paolo Conte. Avete mai scritto testi insieme?
«No, non ho mai scritto con Paolo Conte, che lavorava con il mio amico Vito Pallavicini. Però l’unica volta che sono venuto ad Asti è stato per andare a trovarlo a casa sua».
Lei ha condiviso la sua creatività con moltissimi artisti, ma è conosciuto soprattutto per il lungo e fortunato sodalizio artistico con Lucio Battisti. Tanto che continuano le serate dello spettacolo “Emozioni – Viaggio tra le canzoni di Mogol e Battisti” che la vedono al fianco di Gianmarco Carroccia. Come mai, secondo lei, questo sodalizio funziona ancora?
«In effetti gli spettacoli con Gianmarco Carroccia attirano ogni volta tra i 2 e i 4mila spettatori: è un cantante straordinario e, a livello di fisionomia, è un sosia di Battisti».
«Detto questo, ad essere protagoniste sono canzoni che si tramandano di padre in figlio, che resistono nel tempo per due motivi fondamentali. Io scrivo molto della mia vita. E, soprattutto, cerco di capire cosa dice la musica nel momento clou, il più importante, tanto che parole e musica hanno sempre lo stesso andamento. Così facendo il messaggio diventa molto potente e resiste negli anni».
Come sono cambiate le canzoni oggi rispetto agli anni Sessanta, quando lei ha cominciato la carriera?
«In passato scrivevamo per tutti. Ora le canzoni sono prodotte da giovani e indirizzate soprattutto ai loro coetanei che sono fruitori del web, dove viene veicolata principalmente la musica. Basti pensare alle parole che contengono i testi, ovvero termini come “web” e “Instagram”».
«Peraltro la tecnologia è caratterizzata da tempi molto veloci, tanto che su internet anche la fama si raggiunge rapidamente. Quindi ciò che raccontano queste canzoni non fa parte della vita, ma di quella parte della vita entrata nel tecnologico, che fa parte non del Creato, ma del creato dell’uomo».
A questo proposito, da parte sua 28 anni fa ha fondato in Umbria il CET (Centro Europe di Toscolano), scuola che ha lo scopo di valorizzare e qualificare principalmente nuovi professionisti della musica pop…
«Il CET è una scuola che ho creato perché avevo capito che la cultura popolare era in recessione e ritenevo che fosse mio dovere restituire quello che avevo ricevuto dagli Italiani. Negli anni ha raggiunto livelli molto elevati, tanto che ha consentito di fare emergere talenti come Arisa, Anastasi, Pascal, Amara e lo stesso Carroccia. La sua fama si è quindi diffusa, e io sono stato invitato a parlare, lo scorso autunno, nelle università americane di Harvard e Barkeley».
«Per quanto riguarda il futuro, poi, è in programma un progetto con la Rai: dal prossimo maggio faremo una manifestazione costituita da tre serate in cui presenteremo le canzoni selezionate tra quelle scritte dai nostri giovani, compresi cinque testi firmati da me su musiche composte da loro. Un progetto che diventerà la prova che la scuola ha raggiunto un livello alto e sarà in grado di restituire grande cultura popolare al Paese, che ne ha bisogno. Noi cerchiamo di fare canzoni per tutti, che regalino emozioni. Ci riusciremo».
Lei è famoso per scrivere anche aforismi. Ce ne regali uno a fine intervista…
«Certo, eccolo: “L’imprevisto va previsto”».

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