Alberto Sinigaglia
Cultura e Spettacoli

Nelle pagine di “Fffortissimo” scorrono 44 anni di giornalismo musicale

Alberto Sinigaglia ha presentato il libro ad Asti in compagnia di Sandro Cappelletto e Stefano Bertone

La presentazione

È stata la musica ad accompagnare, martedì, la presentazione del libro “Fffortissimo” di Alberto Sinigaglia.
Sarebbe parso strano se così non fosse stato, perché la musica è l’indiscussa protagonista di questo libro. Vive quando viene raccontata attraverso le voci di alcuni dei più grandi compositori e direttori d’orchestra, insieme a registi e a scenografi, gli altri interpreti della musica.
I saluti di Stefano Bertone, presidente dell’Associazione Asti d’Appello – che ha organizzato la presentazione – e i violini di Elisa Scudeller e Jin Jingzi Zhang hanno introdotto al pubblico di Palazzo Ottolenghi le atmosfere di “Fffortissimo”.
«Se posso parlare con gioia del mestiere fatto è per i rapporti e per gli incontri», ha detto Alberto Sinigaglia rispondendo alle domande di Sandro Cappelletto, collega e amico dell’autore che ha condotto la serata.

Il libro

Sono 66 gli incontri e le vite che scorrono sulle 302 pagine di “Fffortissimo”, Edizioni Accademia Perosi. Quarantaquattro anni di giornalismo musicale in una selezione di articoli pubblicati da La Stampa dal 1972 al 2016.
Una storia che per l’autore cominciò molto prima, in un pomeriggio del 1964 quando fatalmente entrò in questo mondo da giovane cronista trovandosi ad accompagnare un’agguerrita compagine di critici musicali verso le gallerie della Fenice, attraverso un passaggio secondario che conosceva bene.
È la prova generale del concerto in sol di Ravel eseguita dal pianista Arturo Benedetti Michelangeli, diretto da Ettore Gracis, quando il maestro per un rumore in sala, s’innervosì e una voce dalla regia pregò i giornalisti di uscire. Grazie al giovane giornalista, la corte dei critici riuscì ad assistere, ben nascosta, alle prove.
Tra quei giornalisti c’era anche Massimo Mila a cui il libro è una dedica ideale. È con lui la «grande confidenza», la stima che si fa amicizia.
L’atmosfera di confidenza nei dialoghi del libro è pervasiva.
Gli intervistati si raccontano anche nei momenti difficili delle loro carriere quando si tende a tacere, ha ricordato Cappelletto. Ne è un esempio l’intervista del 1994 a Claudio Abbado che risponde a Sinigaglia quando lo si accusa di avere voltato le spalle alla Scala trascurando l’Italia.
Più pesanti i fischi a Luca Ronconi per la regia del suo Ernani nel 1982. È il momento in cui si inizia a discutere di regia nel teatro d’opera mentre resta tuttora aperto il dibattito sui limiti che dovrebbe (o no) avere il regista d’opera.
Questione di rispetto. Lo stesso che ha avuto il giornalista verso chi aveva di fronte, «il rispetto della forza del pensiero dei personaggi».
Ha trovato spazio, in conclusione, una riflessione sul giornalismo di oggi che perde lettori non riconoscendo i suoi evidenti errori. Un richiamo al coraggio degli editori che «troppo spesso guardano al solo bilancio rinunciando alla qualità», la sola capace di creare un rapporto con i lettori.

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