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Parole di Vino - "Vino e buongusto? Questione di etichetta"
Cultura e Spettacoli

Parole di Vino – "Vino e buongusto? Questione di etichetta"

La riflessione di questa edizione di "parole di vino" prende spunto da un'etichetta che ho trovato postata su Instagram e che ho a mia volta rilanciato sui miei canali

La riflessione di questa edizione di "parole di vino" prende spunto da un'etichetta che ho trovato postata su Instagram e che ho a mia volta rilanciato sui miei canali web.
L'etichetta è scandalosamente brutta perché ritrae il sedere di una ragazza in guepière.
Sì, avete capito bene, e non so quale nesso possa rappresentare questa pessima immagine nella comunicazione in etichetta di un vino. Perchè il vino ha bisogno di altro per arrivare sulla tavola di tutti.
La bottiglia e l'etichetta, le loro forme, i loro colori vanno a costituire il packaging di un intero prodotto quindi l'immagine che il consumatore ha prima di poter valutare la qualità del vino che vi è contenuto o della azienda che lo lavora.
Sono elementi che risultano quindi fondamentali per il successo di un vino e della relativa azienda soprattutto quando forniscono una comunicazione semplice, riconoscibile e netta, che porta a ritrovare il vino sullo scaffale come in una foto postata su un social.
E' un tassello davvero importante per la crescita e lo sviluppo delle aziende del nostro territorio e mi piacerebbe che ci fosse una scuola, un corso di formazione per fornire gli strumenti minimi ad ogni singolo produttore che, seppur con aziende di piccole dimensioni, voglia affermarsi sul mercato italiano e mondiale.
Per troppi anni questo pezzo dello sviluppo di una impresa vitivinicola è stato delegato ad agenzie e a grafici che, seppur bravi, raramente coglievano in pieno il pensiero del produttore e soprattutto la testa del consumatore.
Personalmente preferisco e ricordo maggiormente le etichette frontali con poche scritte, essenziali per identificare un vino; mi piacciono le etichette colorate anche perché il nostro cervello ricorda per immagini: poche cose ma ben chiare.
Poi tutte le indicazioni di legge, che vanno benissimo dietro in retroetichetta.
Per la zona del Nizza, ovviamente estensibile a tutte le zone vitate di qualità, mi piacerebbe si indicassero maggiormente le vigne soprattutto quelle vecchie, le colline migliori perché così le renderemmo immortali e, forse, riusciremo a dare a quei siti un maggiore reddito.
Se abbiamo le vigne, se le abbiamo vecchie e spesso impiantate dai nostri genitori o nonni, perché non metterle in etichetta?
Perché non valorizzarle invece di usare troppi nomi di fantasia e spesso immagini inquietanti come quello dell'etichetta da cui prende spunto questa riflessione?
Il punto cruciale per lo sviluppo delle terre Unesco Langhe-Roero e Monferrato è sempre lo stesso: la formazione degli imprenditori del territorio in qualunque fase ed in qualunque direzione.
Dobbiamo essere molto più competitivi e preparati per poterci confrontare con il mondo.
Anche in fatto di immagini.

Gianluca Morino

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